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Un anno di Covid a Caserta tra paura e la speranza di un “futuro nuovo”

Il 26 febbraio 2020 il primo caso di una ragazza del Capoluogo. Il sindaco: “La notizia ci arrivò durante una riunione”. Da allora 43673 positivi e 757 decessi. Bottiglieri (Medici): “La malattia ti cambia”. Mona (Infermieri): “Noi eroi poi maltrattati. Saremo sempre in prima linea”

I baci, gli abbracci, le tavolate di amici, le vacanze spensierate: in un anno tutte le nostre vite sono cambiate, radicalmente modificate. Era il 26 febbraio 2020 quando, nel corso di un normale pomeriggio di lavoro, arrivò in redazione quel messaggino che ci avrebbe cambiato la vita. “C’è il primo caso di Covid in Campania. E’ a Caserta”. Poche parole che stravolsero la vita di tutti. In Italia si stava iniziando a parlare di questo virus arrivato dalla Cina, ma sembrava qualcosa di ristretto solo ad alcune zone del nord Italia. Invece…

“Lei è positiva”. Ma la sensibilità di una ragazza ha evitato il primo cluster

Invece quel virus è arrivato anche in Campania. A Caserta fu individuato il primo caso. Si trattava di una ragazza tornata nel Capoluogo dopo essere stata a Milano per un colloquio. Ebbe l’intuizione di andare direttamente all’ospedale Cotugno di Napoli, l’unico centro dove si potevano effettuare i tamponi per il Covid-19. “Positiva” le dissero i medici. Una parola che fino ad allora aveva avuto un’accezione buona, adesso rischiava di trasformare le vite in peggio. La famiglia si mise subito in isolamento. I carabinieri presidiavano l’abitazione a tutte le ore per evitare contatti con estranei. Allora non si sapeva ancora come affrontare il virus: non c’era l’obbligo delle mascherine, il distanziamento. Alcuna restrizione. “Ancora oggi dovremo ringraziare quella ragazza e la sua famiglia - ricorda il sindaco di Caserta Carlo Marino - Io lo venni a sapere in diretta dal presidente della Regione Vincenzo De Luca. Ero seduto accanto a lui con tutti i sindaci della Campania per parlare proprio della pandemia. Fu un momento di grande tensione. Quella ragazza ebbe la sensibilità di recarsi subito al Cotugno e di mettersi in isolamento. Quel suo gesto ha evitato che nella nostra città nascesse subito un cluster”.

In un anno 43673 casi e 757 decessi

Da allora ne è passato di tempo: ce ne siamo accorti sia nel fisico che, soprattutto, nella testa. 43673 positivi in provincia di Caserta con 757 morti e 39167 guariti. Ma con una pandemia che non sembra ancora in ritirata. Anzi. “E’ stato un anno difficile - ricorda il sindaco Marino - Un anno che ha cambiato la società e ne ha creata una nuova. In questo tempo è emersa la parte bella di Caserta. Ma un pensiero lo dobbiamo soprattutto a chi oggi non c’è più”. Il Capoluogo ha contato 36 vittime, tra cui anche un’amica dello stesso sindaco, una poliziotta in servizio alla Questura di Caserta. “A loro voglio mandare l’abbraccio virtuale dell’intera città. Ai miei concittadini dico che noi abbiamo il dovere di rispettarli rispettando le regole”.

I medici: “La malattia ti cambia dentro. L’isolamento ti segna”

Ad affrontare in prima linea questa nuova malattia ci sono stati i medici, che, purtroppo, sono stati anche tra i primi a dover far fronte ai contagi da Covid-19. In centinaia in provincia di Caserta hanno contratto il virus, quattro, purtroppo, non sono riusciti a sconfiggerlo. “Ma anche in chi l’ha superata restano i segni” confida la presidente dell’Ordine di Caserta Maria Erminia Bottiglieri. “La malattia ti cambia dentro. Chi si è ammalto non è più la stessa persona. Anche per chi è rimasto in casa, isolato dalla famiglia, in piccole stanze anche per un mese intero. L’isolamento ti segna. E poi c’è  l’ansia: quella del peggioramento e quella di poter infettare i tuoi familiari. Non è facile, per nulla”. Secondo la dottoressa Bottiglieri ci saranno “grosse ripercussioni psicologiche, anche perché il periodo è lungo e difficile ed ancora non si vede la fine. Dobbiamo confidare che arrivino i vaccini al più presto, così da poter far ripartire completamente anche le cure delle altre malattie. Perché, purtroppo, non si muore solo di Covid”. Una nota positiva, però, sembra esserci: in questi mesi sono aumentati coloro che si dicono favorevoli al vaccino. “Da novembre ad oggi - ammette la Bottiglieri - i no vax sono sensibilmente calati. Sia perché è stata acquisita maggiore fiducia nei vaccini sia per la paura di una pandemia che non arretra”.

Gli infermieri ‘eroi’. Pazienti aiutati anche col sorriso degli occhi

Chi non arretra, invece, sono gli infermieri. Gli “eroi” della prima ondata, sempre in prima linea, costretti a straordinari per supportare i colleghi che via via venivano contagiati. E, purtroppo, qualcuno non ce l’ha fatta. “Due colleghi” ricorda il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Caserta Gennaro Mona “ed un’altra ragazza che, invece, è deceduta per pericardite dopo una influenza”. “Ma noi non ci siamo mai sottratti al nostro ruolo, anche con la paura, quella più grande, di poter portare il virus a casa dopo aver lavorato. Quella è stata la nostra ansia maggiore”. Ore ed ore in corsia, altre trascorse nelle case dove i positivi erano in isolamento. Un lavoro non facile e che non è ancora finito. “Il nostro supporto a 360 gradi nei confronti dei pazienti è stato apprezzato da loro, ci hanno visto molto vicino”. Con tute, maschere e guanti era anche difficile poter usare il linguaggio del corpo. Ed a quel punto era fondamentale il ‘sorriso degli occhi’, quello che li aiutava a capire che sarebbe andato tutto bene. “Li abbiamo dovuti curare anche dal lato affettivo - ricorda Mona - soprattutto quelli ricoverati”. E guardando al futuro, il claim è sempre lo stesso: “Questa pandemia ci ha cambiati, nulla sarà più come prima. Gli infermieri sono stati prima eroi e poi ci hanno maltrattato. Ma - chiosa - noi saremo sempre qui, in prima linea”.

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