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Permesso a costruire annullato, il Tar ribalta la decisione del Comune

L’Ente condannato anche al pagamento di 2000 euro di spese

L’annullamento in autotutela del permesso a costruire rilasciato alla Cecere Development relativo all’immobile di via Pastore non è valido. A deciderlo sono stati i giudici dell’ottava sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania che si sono pronunciati sul ricorso presentato dalla Cecere Development s.r.l., rappresentata e difesa dagli avvocati Eduardo Romano, Alessandro Romano, Antonio Romano, contro il Comune di Aversa, difeso dagli avvocati Giuseppe Nerone e Domenico Pignetti per l'annullamento del provvedimento del Dirigente del Settore Edilizia Privata del Comune di Aversa Raffele Serpico con il quale è stato disposto l'annullamento di ufficio del Permesso di costruire di un immobile a via Pastore.

La società di Alfonso e Yari Cecere aveva chiesto un permesso a costruire per realizzare un intervento di demo-ricostruzione sulla base della legge regionale sul Piano casa e dopo circa due anni dalla presentazione dell’ultima SCIA l’amministrazione, nella persona dell’ex dirigente Raffaele Serpico, ha annullato in autotutela i titoli edilizi rilasciati per la realizzazione dell’intervento. Per il Comune c’era “uno stato di fatto rilevato in sede di sopralluogo “differente da quello riportato negli elaborati grafici allegati ai titoli edilizi” (segnatamente, nell’aver rappresentato nelle tavole degli elaborati grafici un’altezza pari a 13,46 metri, mentre quella effettiva risulterebbe essere pari a 14,58 metri, nel non aver indicato la profondità dei balconi superiore a 2,50 metri rispetto al filo esterno dell’edificio, nel non aver indicato nelle relazioni tecniche allegate alle due SCIA che l’art. 14 del decreto legislativo n. 102/2014 aveva subito delle modifiche per mano del d.lg. n. 73/2020 con conseguente diverso calcolo, ai fini dell’altezza, dello spessore dei pacchetti termoisolanti). Per i giudici amministrativi “l’amministrazione è stata posta in condizione di verificare la legittimità dell’intervento edilizio già al momento della richiesta del permesso di costruire e di presentazione delle due SCIA, con la conseguenza che il provvedimento di autotutela impugnato, come fondatamente dedotto, è stato adottato in violazione del termine di 12 mesi e senza compiere quel bilanciamento degli interessi che lo stesso richiede (va ricordato che sul punto il provvedimento si limita ad affermare che l’interesse pubblico sarebbe prevalente su quello del privato trattandosi della salvaguardia dell’assetto del territorio)”. Per questo è stato accolto il ricorso della Cecere Development ed il Comune condannato anche a 2mila euro di spese.

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