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Consiglieri decaduti contestano decisione del Tar e annunciano ricorso al Consiglio di Stato

Dubbi sulla mancanza di considerazione di tutti i documenti: "Nessun riferimento alle comunicazioni sulle assenze"

"Da puri garantisti, rispettiamo senza se e senza ma la decisione del Collegio della prima sezione del Tar Campania. Ciononostante e con la stessa determinazione, diciamo che non condividiamo nulla di quelle pronunce". Lo si legge in una nota del gruppo Uniti per Cesa dopo che i giudici amministrativi hanno bocciato il ricorso dei 4 consiglieri decaduti - Ernesto Ferrante, Carmine Alma, Paola Verde ed Amelia Bortone.

Gli ex consiglieri contestano due questioni riguardanti la sentenza. La prima "squisitamente tecnico-processuale, che emerge anche agli occhi di chi - come noi del resto - giurista non è, attiene alla totale mancanza di valutazione di elementi probatori portati all’attenzione del giudice amministrativo - commentano - Le sentenze, infatti, non fanno alcun riferimento (o lo fanno in maniera del tutto inconferente) alle comunicazioni ufficiali a mezzo p.e.c. inviate agli organi competenti per giustificare le assenze; né tengono conto della copiosa attività politica e di protesta politica condotta dalla minoranza consiliare. Questo francamente un po' ci spaventa perché la documentazione prodotta è stata tanta e decidere di non scrutinarla o, caso ancor più grave, di non tenerla adeguatamente in considerazione, insinua qualche interrogativo".

L’iter logico-giuridico con cui il giudice amministrativo ha iniziato a ricostruire la vicenda " sembrava condurre a giusta direzione, laddove afferma che la decadenza dalla carica di consigliere comunale costituisce una limitazione all’esercizio di un munus publicum, sicché la valutazione delle circostanze cui è conseguente la decadenza vanno interpretate restrittivamente. Il carattere sanzionatorio del provvedimento, destinato ad incidere su una carica elettiva, impone la massima attenzione agli aspetti garantistici della procedura, anche per evitare un uso distorto dell’istituto come strumento di discriminazione nei confronti delle minoranze. Sotto distinto profilo, l’istituto della decadenza è posto a presidio di una ordinata e proficua attività dell’organo collegiale e tende a sanzionare il comportamento del consigliere che, una volta eletto, si disinteressi del mandato conferitogli dai cittadini".

In secondo luogo "ci spaventa la tempistica con cui si è arrivati a queste decisioni: ben 85 giorni (dal 14 febbraio 2024), quasi tre mesi. E le numerose fughe di notizie trapelate, che già da qualche giorno anticipavano l’esito oggi conosciuto. Quello che è certo è che, all’esito di ulteriori e opportuni chiarimenti, queste sentenze saranno portate all’attenzione del Consiglio di Stato. Abbiamo già avviato le dovute consultazioni con i legali che hanno strenuamente difeso i nostri interessi in primo grado. Intanto e ne siamo certi partiranno caroselli e fuochi d’artificio, pasticcini e bottiglie di spumante, ma noi continueremo la nostra attività politica perché ciò che ci è stato illegittimamente negato siamo certi ci verrà restituito. Ci siamo e ci saremo. A testa alta e con la schiena dritta", concludono.

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