Giovedì, 29 Luglio 2021
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Striscione contro gli agenti del carcere delle torture: “52 mele marce? Abbattiamo l'albero”

E' stato trovato su un cavalcavia a Roma. Cirielli (Fratelli d'Italia): “Basta campagna denigratoria contro la polizia penitenziaria”

Lo striscione trovato su un cavalcavia a Roma

Uno striscione contro i 52 poliziotti penitenziari destinatari di misure cautelari emesse nell'ambito dell'inchiesta della Procura che ha svelato le torture avvenute nel carcere "Francesco Uccella" di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020. E' quanto trovato su un cavalcavia a Roma; su di esso un testo minaccioso, “52 mele marce? Abbattiamo l’albero!”, che ha destato forte preoccupazione fra gli agenti della polizia penitenziaria di tutta Italia, esposti in questi ultimi giorni ad una gogna mediatica molto pesante. 

Lo striscione è stato poi rimosso, ma ha suscitato dure reazioni da parte dei sindacati e di diversi esponenti politici. “Lo striscione apparso contro la polizia penitenziaria è solo uno dei segnali di pericolo che deve far riflettere chi continua a pubblicare foto, nomi e indirizzi di persone appartenenti a un’istituzione dello Stato. In questo modo si rischia la reazione di appartenenti alla criminalità, mentre sono le aule di giustizia a dover giudicare”. Lo sottolineano, in una nota, Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, presidente nazionale e segretario regionale per la Campania dell’Unione dei Sindacati della Polizia Penitenziaria (Uspp).

Per il Questore della Camera dei Deputati e coordinatore nazionale di Fratelli d'Italia, Edmondo Cirielli “lo striscione apparso a Roma è la prima grave conseguenza della campagna denigratoria di questi giorni contro il Corpo della Polizia Penitenziaria, a cui va la mia totale solidarietà”. “E’ inaccettabile che dei servitori dello Stato vengano quotidianamente presi di mira su giornali e televisioni senza avere la possibilità di difendersi. Questa rappresaglia mediatica contro gli agenti penitenziari - aggiunge Cirielli - rischia di generare pericoli anche per la tenuta del sistema carceri, dove sono proprio loro a garantire la legalità e la sicurezza, nonostante la grave e permanente carenza di organico e l’assenza di strumenti utili alla difesa come il taser”.

“Per quanto riguarda l’inchiesta sulle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere - sottolinea Cirielli - se vi sono responsabilità personali è giusto che vengano accertate e chi ha sbagliato pagherà, ma senza eccessi, per i propri errori. Così come se vi sono responsabilità politiche da parte di Bonafede è doveroso che vengano fuori: l’ex ministro della Giustizia, durante le rivolte nelle carceri, ci aveva raccontato che era tutto sotto controllo ma evidentemente non era così. Per questo, invito il ministro Cartabia a fare chiarezza sull’operato del suo predecessore e chiedo al premier Draghi, finora rimasto silente, di tutelare il Corpo della Polizia Penitenziaria e di riformare le norme volute dal Pd e dai Cinque Stelle, ad iniziare dalla vigilanza dinamica, il cosiddetto regime delle “porte aperte”, causa delle rivolte e delle migliaia di aggressioni subite in questi due anni dai poliziotti", conclude Cirielli.

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