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Il sindaco di Caserta Carlo Marino

Il sindaco di Caserta Carlo Marino

Le scuole private aprono con un ‘cavillo’. Così il Covid aumenta le differenze sociali

A Caserta qualche istituto ha già accolto i bambini, altri lo faranno a breve. Lo permette l’ordinanza del sindaco Marino

Scuole aperte a Caserta. No, non è uno scherzo ed è una cosa ‘perfettamente legale’. Si tratta delle scuole private che hanno potuto sfruttare un cavillo contenuto nell’ultima ordinanza firmata dal sindaco Carlo Marino, la numero 69: con la quale, da un lato, si stabilisce la chiusura delle scuole per l’infanzia e delle prime classi delle elementari fino al 6 dicembre (le altre classi sono chiuse su disposizione del governatore Vincenzo De Luca e del ministro della Salute Roberto Speranza); dall’altro, però, stabilisce che “la possibilità di ripresa potrà essere consentita solo dopo che l’Asl di Caserta, oppure le Direzioni Scolastiche pubbliche e private, abbiano fatto pervenire a questo Ente i dati relativi ai risultati dello screening sanitario effettuato ai sensi di quanto previsto dall’ordinanza della Regione Campania numero 90 del 15/11/2020”. In parole povere, coi dati dei tamponi fatti ai bambini si può riaprire.

Naturalmente le scuole private non hanno perso tempo. Letta l’ordinanza hanno immediatamente contattato i genitori mettendoli al corrente dell’opportunità: alcune hanno anche stretto accordi con laboratori privati per avere un prezzo calmierato dei test, mentre altri genitori hanno ‘sfruttato’ lo screening avviato dalla Regione Campania da ormai un paio di settimane. Certificati negativi alla mano, hanno fatto pervenire tutta la documentazione al Comune di Caserta chiedendo la riapertura. Che l'Ente, naturalmente, autorizza.

Nulla contro le scuole private, sia chiaro. Loro svolgono una funzione importante perché spesso sono un appiglio fondamentale per le famiglie per sopperire ad alcuni ‘deficit’ della scuola pubblica. E sono anche imprenditori, che lavorano per portare a casa lo stipendio (anche se, da quanto abbiamo appreso, le rette sono state pagate anche stando a casa con la didattica a distanza).

Tutto perfettamente a norma, lo sottolineiamo. Se non fosse che questo tipo di provvedimento altro non fa che acuire le differenze sociali: perché, di fatto, chi frequenta la scuola pubblica oggi non ha speranza di poter vedere i propri figli in classe. Perché spesso i genitori, soprattutto in questo periodo così delicato per l’economia, non possono permettersi di sopportare anche la spesa per i tamponi. Ed anche perché i dirigenti scolastici difficilmente si assumerebbero la responsabilità di aprire (anche dati alla mano), pressati come sono anche dai genitori (da un lato chi vuole portare i figli in classe, dall’altra chi invece vuole continuare a farli stare a casa). E così gli “altri bambini”, quelli della scuola pubblica, continueranno a stare a casa. A distanza, seppur con la didattica. Almeno per qualche altro giorno (ma ormai si potrebbe allungare fino a Natale). Mentre i loro amici delle scuole private potranno andare in classe, socializzare, tornare ad una vita (quasi) normale. Che di questi tempi, è il più bel regalo che potrebbe essere trovato sotto l’albero di Natale. Ma solo per chi se lo può permettere.

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