Zagaria scarcerato, il sindaco De Rosa: "Boccone amaro da digerire"

Il sindaco di Casapesenna: "Fiducia nella magistratura ma bisogna subito stabilire dei criteri chiari"

Il sindaco di Casapesenna, Marcello De Rosa

"E' un boccone duro da digerire, è chiaro che bisogna subito stabilire dei criteri. Chi ha sbagliato in passato non può ritrovarsi ai domiciliari a causa del Covid-19". Il sindaco di Casapesenna, Marcello De Rosa, commenta così la 'scarcerazione' di Pasquale Zagaria, fratello del più famoso Michele. Prima di entrare nel merito vediamo cosa è successo: Pasquale Zagaria, 60 anni, fratello di Michele, boss del clan dei Casalesi, è stato scarcerato per motivi di salute dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari e trascorrerà i prossimi cinque mesi ai domiciliari in un paesino in provincia di Brescia, insieme alla moglie e ai due figli. Potrà uscire solo per esigenze sanitarie. È attualmente detenuto al regime di 41 bis per finire di scontare una pena di 21 anni e 7 mesi. 

Uno scandalo per molti questo differimento pena, considerata la caratura criminale e i geni in comune con il fratello. Zagaria si consegnò, dopo un periodo di latitanza, alle forze dell’ordine  nel giugno del 2007; è considerato dagli inquirenti la mente economica del clan del Casalesi, dopo aver trasferito il settore di maggior interesse del clan, il cemento, a Parma, città nella quale, grazie a lui, la cosca ha pilotato l’aggiudicazione di appalti a ditte ‘amiche’. Durante la detenzione in varie carceri italiane ha subìto “un trattamento inumano e degradante”, mancando il riscaldamento in cella, e per questo motivo il magistrato di sorveglianza di Cuneo, Stefania Bologna, gli aveva ridotto la pena di 210 giorni.

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Una vicenda che ha, ovviamente, interessato anche la cittadinanza di Casapesenna, dove Pasquale Zagaria è nato, ed è stato il sindaco è parlare di quella che è "una storia assurda e che fa decisamente riflettere perché un boss al 41 bis non può uscire di carcere quando ha ancora tutti quegli anni da scontare. E' un duro colpo da digerire ma bisogna anche essere chiari e decisi nel dire che tutti noi dobbiamo avere fiducia nella magistratura. Se c'è stato un giudice che ha deciso di ammorbidire la custodia cautelare in carcere con quella dei domiciliari avrà sicuramente avuto tutti i favori di legge. Non deve però passare il messaggio che adesso tutti i boss, magari anche malati, possano uscire di carcere. Chi si è macchiato di crimini in passato deve restare in galera. Ci vogliono dei criteri chiari che valgano per tutti, per evitare che possa ritornare la paura. La camorra deve essere un ricordo da cancellare il prima possibile"

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