Salesiani, un pezzo di storia 'cancellato dai rumori'. Don Antonio: "Caserta non resti indifferente"

Nuova denuncia contro l'Istituto che rischia di dover mettere alla porta i ragazzini. La loro colpa? Farli divertire e dare loro un punto di ritrovo. "Come se un nonno cacciasse di casa i nipotini perché fanno troppo rumore"

Don Antonio D'Angelo

Il silenzio fa rumore, quasi stride con quella tranquillità in cui siamo costretti da mesi, tra un lockdown ed una zona rossa causata da una pandemia mondiale che, oltre le tantissime vittime, sta provocando un altro problema, del quale, forse, ci renderemo conto solo tra qualche mese, quando (finalmente) tutto sarà finito: la distanza sociale. Ed è quel silenzio che da tanti mesi ormai avvolge l’istituto Salesiani di Caserta, da quando la sentenza di un giudice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto l’istanza di un gruppo di residenti per il ‘troppo rumore’ provocato dai ragazzi che frequenta(va)no l’oratorio dedicato a don Bosco. Quel rumore che un giudice ha ritenuto “gravoso” nei confronti dei residenti, al punto da portare alla ‘chiusura’ del Pala Don Bosco (praticamente inutilizzato) e del campetto di calcio lì disponibile. Ma quella sentenza (che va rispettata come atto giuridico) è al tempo stesso uno schiaffo a chi, da anni, denuncia il ‘degrado sociale’ in cui è finita Caserta. Una città che non offre nulla agli adolescenti e che quando ce l’ha, in un’area che riusciva ad accogliere fino a 600 adolescenti, se la vede ‘scippare’ senza muovere un dito.

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“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano” diceva Martin Luther King. E forse dobbiamo temere che Caserta sia già da tempo sulla via del tramonto. Perché preferisce girare la faccia dall’altra parte anche quando si parla dei suoi ragazzi, di quelli contro i quali si è sempre pronti a puntare il dito se poi si lasciano andare a gesti inconsulti. Ma cosa stiamo facendo, davvero, per aiutarli? A guardare bene, quasi nulla. E quello che è accaduto ai Salesiani ne è la dimostrazione chiara e netta. Perché nessuno a Caserta (in primis le istituzioni) hanno sentito il bisogno di rompere quel “silenzio assordante”. Chiudere un luogo di ritrovo per centinaia di bambini ed adolescenti è un problema sociale da non sottovalutare. Perché la domanda che sorge è quasi naturale: ma quei ragazzi che non frequentano l’oratorio (o il campo estivo) che fine faranno? Come trascorreranno le loro giornate? E lo diciamo, oggi, che siamo alle prese con una terribile pandemia che, tra tanti risvolti negativi, ci ha fatto capire di quanti siamo importanti i rapporti umani per quell’animale sociale che è l’uomo. Ancor di più per i nostri bambini ed adolescenti. Che pagano per ‘errori’ degli adulti (ancora una volta).

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Eppure camminando all’interno dei Salesiani, sembra quasi di sentire echeggiare quelle voci festanti di ragazzini felici, pronti a sbizzarrirsi correndo dietro una palla o sfrenati in balli e canti. “Rumori molesti” per i residenti, che hanno addirittura intentato una nuova causa per “chiudere” anche l’area interna, quella del parcheggio, che è stata liberata dalle auto per essere utilizzata per un po’ di sfogo adolescenziale. Già, uno sfogo. Perché così è stato considerato il divertimento dei ragazzini casertani. Qualcosa di cui si poteva fare a meno. Un errore madornale. 

E’ come se un nonno cacciasse di casa i propri nipotini perché fanno troppo rumore. Ma voi ci pensate?” Afferma laconicamente don Antonio D’Angelo, tornato all’istituto Salesiani, dopo un lungo girovagare nel Sud Italia, in quella che “è sicuramente la città che più ha segnato il mio percorso”. Una Caserta che, purtroppo, è“sorda” quando c’è da combattere per difendersi dagli attacchi esterni e che oggi continua a vivere nel silenzio “assordante e che ci fa male” sottolinea don Antonio, che non ha alcuna intenzione di arrendersi di fronte alle azioni legali (la prossima udienza è in programma a marzo). “Siamo stati e siamo convinti che possiamo ancora essere un punto di riferimento per Caserta, così come lo siamo già stati nel passato, e ci farebbe piacere avere i casertani al nostro fianco in questa battaglia che non è solo a difesa dell’istituto, ma che rappresenta una battaglia sociale”. Don Antonio chiede alla città di “non restare indifferente soprattutto perché, in un contesto sociale come il nostro, togliere spazi ai ragazzi può essere deleterio per il futuro. Noi abbiamo bisogno di andare incontro ai giovani, di raccoglierli dalle strade e dare loro una prospettiva migliore. Così, invece, non ci lasciano scelta se non quella di chiudere loro le porte in faccia”.

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