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“Fermiamo le ruspe”, lettera al ministro: “Una legge speciale per 3300 case da abbattere”

Il sindaco Caterino: “Trasformiamole in Housing sociale. Casale, San Cipriano e Casapesenna potrebbero incassare oltre 80 milioni e risanare le casse”

Una legge speciale per fermare le ruspe nell’agro aversano. E’ il succo della lettera che il sindaco di San Cipriano d’Aversa Vincenzo Caterino ha inviato alla Ministra per il Sud Mara Carfagna chiedendo di farsi carico di questo progetto. Parole che arrivano a 10 giorni dalle dimissioni presentate dal sindaco di Casal di Principe Renato Natale, che ha deciso di consegnare la fascia dopo che la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere non gli ha concesso un’ulteriore proroga di 100 giorni per le due famiglie di via Ancora, le cui abitazioni sono in fase di abbattimento.

"Le dimissioni di Natale suonano come una sconfitta"

“San Cipriano d’Aversa è un paese di circa 14.000 abitanti che insieme a Casal di Principe e Casapesenna costituivano in passato un’unica città di nome Albanova - scrive Caterino nella lettera - Il mio comune è tristemente conosciuto per aver dato i natali ai maggiori esponenti (fondatori) di uno dei più feroci clan qual è il clan dei casalesi, ed insieme a Casal di Principe e Casapesenna dopo averne subita l’occupazione militare per circa un trentennio, ne condivide una triste eredità, sociale economica urbanistica ed ambientale.  Dopo gli abbattimenti di questi ultimi giorni a Casal di Principe abbiamo appreso delle dimissioni del Sindaco di Casal di Principe, una decisione difficile e drammatica che comprendiamo per la complessità dell’argomento ‘abusivismo edilizio’ e per l’impatto sociale per gran parte delle nostre comunità. Ovviamente noi sindaci Vincenzo Caterino e Marcello De Rosa (Sindaco di Casapesenna) oltre ad esprimere solidarietà al primo cittadino di Casal di Principe Renato Natale, siamo preoccupati di queste dimissioni che suonano come una sconfitta. Tutti noi abbiamo ereditato una situazione drammatica di non facile gestione, per nessuno”.

"I cittadini non hanno colpe per gli abusi"

Caterino, quindi, entra nel merito della questione: “I motivi che mi spingono a questa nota sono legati al dramma sociale ed economico dell’abusivismo edilizio: un fenomeno che ha molti distinguo, tuttavia la nostra attenzione riguarda solo gli abusi edilizi comunemente definiti ‘abusi di necessità’. Provo di seguito a dare una giusta conoscenza del fenomeno Abusivismo, nella speranza che si possa intervenire su tale problema, con possibili soluzioni; non è più possibile attendere inermi, abbiamo bisogno di risposte. Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa e Casapesenna sono tre comuni che costituiscono un'unica città molto omogenea e senza discontinuità, di circa 45.000 abitanti. Il tessuto edilizio, oltre ai centri storici, è costituito quasi esclusivamente da case uni o bifamiliari su piccoli lotti di terra”. Ad oggi ci sono 3.300 case abusive (1600 a San Cipriano, 1400 a Casal di Principe, 300 a Casapesenna) che dovrebbero essere abbattute. “Sono case di famiglia, costruite, abitate e mantenute dai proprietari - spiega il sindaco - quindi non edifici della "speculazione edilizia", ma costruzioni di necessità. Sono state costruite in assenza di piani urbanistici, quindi in condizioni in cui i cittadini non hanno colpa e localizzate in modo diffuso e discontinuo. I comuni non hanno vincoli di alcun tipo ma allo stato delle leggi gli edifici non sono condonabili, neanche con la formula dell’extragiudiziale. Questo perché “manca la prima delle conformità, quella con il piano all'epoca della costruzione, che non c’era, mentre per logica i PRG vigenti e quelli in preparazione riconoscono le aree come edificabili per cui esiste la seconda conformità richiesta. Per assurdo i proprietari potrebbero demolire la casa esistente, atterrando l'abuso, e chiedere a norma la ricostruzione di una nuova casa” aggiunge.

La legge speciale per evitare gli abbattimenti

La soluzione, secondo Caterino, è quella di avere “una legge speciale di Housing sociale, cioè di edilizia residenziale pubblica, come ad esempio la legge regionale 5/2013 art. 1 comma 65, che prevede la cessione in locazione, anche se tale legge va rivisitata nella parte in cui prevede per l’alienazione il pagamento del doppio del prezzo previsto dall’edilizia economico popolare (circa 1.400 Euro al mq.) quindi fuori da ogni logica di mercato”. In questo modo, secondo Caterino, quello che oggi rischia di diventare un problema sociale (perché queste famiglie dovrebbero trovare un’altra casa) potrebbe tramutarsi quasi in un affare per i comuni. “In caso di fitto, si potrebbero incassare circa 3 milioni di euro l’anno per i tre comuni; in caso di alienazione, facendo pagare 50 euro a metro cubo, con una stima di 500 metri cubi di media per casa, si arriverebbe a 82,5 milioni di euro. Cifre che, anche rateizzate, costituiscono un introito importantissimo che risanerebbe i bilanci comunali permettendo la realizzazione di servizi e infrastrutture, di contribuire al recupero dei centri storici, di promuovere nuove iniziative imprenditoriali, case di edilizia convenzionata, e altro La legge potrebbe anche vincolare l'utilizzo dei fondi introitati per queste destinazioni, prescindendo quindi dalle spese correnti, al fine di un generale miglioramento qualitativo delle condizioni della vita”.

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