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Sabato, 25 Giugno 2022
Attualità Piedimonte Matese

“Impianto rifiuti a 100 metri dalle case”, ricorso al Tar per bloccarlo

Dubbi sul materiale che sarà trattato, sulla presenza del fiume Torano e sulle strade di accesso

La sfida sull’impianto di rifiuti che la giunta di Piedimonte Matese, capeggiata dal sindaco Vittorio Civitillo, si sposta in tribunale. E’ stato presentato ricorso da parte di un membro del comitato ‘Pomerium’, per il tramite dell’avvocato Mariolina Bisceglia, al Tar Campania per chiedere l’annullamento della delibera numero 22 del’8 marzo scorso.

Il dubbio sui rifiuti pericolosi

Un atto col quale la giunta ha dato il via libera ha dato avvio alle procedure di finanziamento di interventi nel settore della gestione dei rifiuti urbani. La delibera impugnata descrive l’intervento come “la realizzazione di un polo impiantistico per stoccare, ove possibile valorizzare e inviare a recupero i materiali provenienti dalla raccolta differenziata, con particolare riferimento alla selezione e valorizzazione di imballaggi a fine vita o frazioni similari, dei rifiuti ingombranti e dei RAEE; nell'impianto sarà previsto anche un impianto per la riduzione volumetrica della frazione umida dei rifiuti prodotti nel comune, ivi compreso i rifiuti da attività di giardinaggio e le sabbie di spazzamento, al solo fine di garantire un adeguato stoccaggio, riducendone la volumetria, in caso di eventi imprevedibili che impediscano il conferimento, per un massimo di 48 ore”. Quello che viene contestato, però, è che a pagina 7 della “Sezione Sicurezza” del progetto di fattibilità si parla di alcune tipologie di rifiuti che, evidenzia l’avvocato nel ricorso, “sono chiaramente da classificare come pericolosi: solventi, acidi, sostanze alcaline, pesticidi, tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, oli e grassi commestibili, vernici, inchiostri, adesivi e resine, detergenti contenenti sostanze pericolose, farmaci e batterie e accumulatori al piombo derivanti dalla manutenzione dei veicoli ad uso privato”.

La 'grandezza smisurata'

Dubbi anche sulla grandezza. “Si prevede un impianto che lavora e smaltisce 8 tonnellate l’ora per un ammontare di circa 25.000 tonnellate all’anno per un comune, come quello di Piedimonte Matese, di circa 11.000 abitanti che , secondo i dati ISTAT dovrebbe produrre circa 5/6000 tonnellate all’anno. Pertanto, a meno che l’impianto non serva a convogliare rifiuti da altri comuni (circostanza che sembra più plausibile), il detto impianto è sovradimensionato ed antieconomico” si denuncia.

"Centro abitato a 100 metri"

Senza contare i problemi col traffico e la vicinanza al centro abitato “distante solo 100 metri dalla zona indicata nel progetto. Inoltre se si considera l’impianto solo ed esclusivamente comunale, l’unica arteria percorribile è la Strada Provinciale 331 che non ha una carreggiata ampia ed ha già un traffico molto sostenuto, e il transito dei camion per il trasporto dei rifiuti da lavorare e trasformare da Piedimonte al sito creerebbe un insopportabile incremento del traffico veicolare di mezzi pesanti sia urbano che extraurbano con aumento esponenziale delle emissioni. Stessa situazione si creerebbe per il trasporto dei rifiuti dal sito ai termovalorizzatori e inceneritori che di certo non si trovano nelle vicinanze. La detta situazione aumenta esponenzialmente se il sito, come pare che sia, è intercomunale”. Nè c’è alcun riferimento alla presenza, in zona, “del fiume Torano, di cui non vi è alcuna menzione nel progetto di fattibilità allegato alla delibera impugnata. Né tantomeno dell’esistenza di falde acquifere, come non vi è menzione di quali possano essere i rimedi tecnici concreti per scongiurare qualsiasi pericolo di contaminazione, non potendosi ritenere rimedi tecnici i generici e vaghi richiami a rimedi contenuti nel progetto di fattibilità”. Ora la palla passa ai giudici.

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