Sabato, 24 Luglio 2021
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Ospedale declassato, Comune bocciato dal Tar dopo il ricorso

Per i giudici amministrativi non regge il confronto con le scelte per la provincia di Salerno

La prima sezione del Tar Campania ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Santa Maria Capua Vetere guidato dal sindaco Antonio Mirra contro il ministero della Salute e la Regione Campania contro il declassamento dell’ospedale Melorio. Nella denuncia si segnalava che a seguito dell’adozione del decreto, l’Ospedale San Giuseppe e Melorio di Santa Maria Capua Vetere sarebbe stato declassato e ridimensionato a Presidio ospedaliero di base, con ulteriore riduzione dell’offerta di strutture sanitarie pubbliche, già profondamente limitata dal Decreto 49/2010, mediante il quale erano già stati soppressi i presidi ospedalieri di Capua, Teano e San Felice a Cancello. Nel ricorso si contestava la differenza di valutazioni che era stata fatta con la provincia di Salerno, dove era stata aumentata e migliorata l’offerto della sanità pubblica, nonostante un numero di abitanti quasi uguali. “Se per la Provincia di Salerno, vasta e con viabilità carente, il Commissario straordinario ha aumentato e migliorato l’offerta della sanità pubblica, anche a mezzo dell’individuazione e del potenziamento di nuove strutture - ha scritto l’avvocato Francesco Caianello nel ricorso - per quella di Caserta, invece, pur soffrendo delle medesime difficoltà in termini di estensione e viabilità, le soluzioni sono state nel senso opposto di penalizzare un presidio ospedaliero, con bacino d’utenza, come quello di Santa Maria Capua Vetere, superiore ai 250.000 abitanti, a vantaggio di altra struttura ospedaliera, quella di Marcianise, già ricompresa in un territorio sul quale insiste una struttura DEA di II livello”.

Idea diversa, invece, quella dei giudici amministrativi: “Riguardo al confronto della programmazione tra province e, più in particolare, al contestato incremento di ben tre DEA nella provincia di Salerno, col decreto commissariale impugnato si sono dovuti considerare, da un lato, l'estensione territoriale di ciascuna provincia e, dall’altra, le caratteristiche del relativo territorio. Ne consegue - scrivono i giudici - che il numero degli abitanti è soltanto uno degli elementi concorrenti alla valutazione, il quale va considerato in maniera non atomistica bensì in relazione ad una molteplicità di altri fattori, quali: estensione del territorio, distribuzione della popolazione sullo stesso, accessibilità e percorribilità delle strade; rapporto tra aree pianeggianti e montuose. Sul punto, la provincia di Caserta si compone di 924.414 abitanti per un territorio pari a 2.651 chilometri quadrati; per tale provincia, il decreto commissariale 103/2018 ha previsto una DEA di II livello, tre DEA di I livello e quattro presidi di base. La provincia di Salerno si compone di 1.103.245 abitanti per un più vasto territorio di 4.954 chilometri quadrati; per quest’ultima, il decreto commissariale 103/2018 ha previsto una DEA di II livello, sei DEA di I livello e sei presidi di base. La differenza del numero delle strutture tra le due province si spiega e si giustifica, secondo una valutazione del tutto ragionevole ed esente dai dedotti vizi di illogicità e disparità di trattamento, per l’appunto, con la diversa estensione territoriale della provincia di Salerno, la quale peraltro registra quasi duecentomila abitanti in più rispetto a quella di Caserta”. Per questo “il ricorso va respinto”.

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