Apertura del Castello di Carlo V, la Cisl: "Salvaguardare i posti di lavoro all'interno del Pirotecnico"

Il sindacato lancia l'allarme: “Felici di restituire un bene alla comunità, ma vanno tutelati i lavoratori"

Il Castello di Carlo V a Capua

E’ notizia di questi giorni che il Castello di Carlo V, un bellissimo maniero di epoca spagnola sito a Capua all’interno dell’area ad uso del Ministero della Difesa dove insiste la produzione militare del Pirotecnico, potrebbe essere a breve aperto al pubblico, finalmente dopo anni di oscuramento. L’accordo tra Ministero della Difesa, Agenzia del Demanio e Mibact aprirebbe una nuova fase storica e culturale per la comunità. Tuttavia il fatto che tra le carte si parli di “enucleare il castello appartenente al Demanio, dalle strutture dello stabilimento Pirotecnico per poi renderlo accessibile ai turisti”, preoccupa non poco la Cisl.

“E’ già da un anno – spiega Elio Ausilio, responsabile provinciale Cisl Fp Caserta per i Ministeri – che il confronto tra il Mibact e il Ministero della Difesa, per la valorizzazione del castello è in atto. In questo tempo la Cisl Fp ha seguito senza intervenire, ma oggi si parla di enucleare, che cosa significa? Ribadiamo che la Cisl ovviamente non è assolutamente contraria, riteniamo sia giusto restituire questo bene alla comunità ma vogliamo anche tutelare quelli che sono i nostri interessi diretti, la nostra produzione. E’ inevitabile fare una riflessione che ci porta ad una probabile conseguenza. Qualora il Mibact, insieme al Castello, ottenesse anche ulteriori edifici interni che vengono utilizzati dal Pirotecnico per la lavorazione, la nostra produzione sarà inevitabilmente a rischio e potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, essere delocalizzata insieme ai 200 dipendenti".

"Tenendo inoltre conto che siamo al momento l’unico ente in zona che sta addirittura assumendo in un momento storico come quello che vive il Paese, di tale difficoltà, abbiamo appena provveduto a 30 assunzioni a tempo indeterminato, attraverso le agenzie interinali - aggiunge Ausilio - Quello che la Cisl Fp chiede in questo momento di contrattazione è di essere attore in questo percorso, partecipare al processo sia di trasformazione sia decisionale insieme alla parte politica e istituzionale. Ci sono in ballo gli interessi di molti ed è giusto, ma anche i dipendenti devono poter salvaguardare la propria posizione. Qualora la produzione venisse spostata 200 dipendenti potrebbero essere messi 'in disponibilità' o riorganizzati su tutto il territorio regionale con evidenti e conseguenti problemi anche familiari, tipo spostare una famiglia a molti chilometri di distanza dai luoghi di appartenenza, delle scuole. La discussione non è più solo territoriale, ovviamente anche i livelli nazionali stanno organizzandosi per chiedere risposte esaurienti in virtù dei prossimi cambiamenti”.

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