Centro di riabilitazione escluso dalle convenzioni, stangata per l'Asl

Il giudice del Tar accoglie il ricorso che condanna l'Azienda sanitaria

Sentenza clamorsa del Tar che accoglie il ricorso presentato dal Centro Salus, rappresentato e difeso dagli avvocati Sandro Acquaviva e Margherita Pagano, contro l’Asl di Caserta, rappresentato e difeso dall’avvocato Rosa Manna, e il Commissario ad Acta per l’Attuazione del Piano di Rientro Sanitario della Regione Campania. Il Centro Salus aveva chiesto l’annullamento della deliberazione dell’Asl di Caserta circa i tetti di spesa per l’anno 2019 delle riabilitazioni.

Partiamo dai fatti: il Centro Salus è una struttura sanitaria operante a Frignano, autorizzata all’esercizio di attività sanitaria di riabilitazione in regime ambulatoriale e domiciliare, che ha chiesto all’Asl di poter erogare anche prestazioni “sanitarie in qualità di centro ambulatoriale di riabilitazione e come presidio ambulatoriale di recupero e rieducazione funzionale”. Dopo una prima sentenza positiva del Tar e dopo aver ottenuto l’accreditamento istituzionale dalla Regione l’Asl di Caserta, “nonostante l’accreditamento definitivo del Centro Salus” nell’approvare la deliberazione recante l’elenco dei tetti di spesa per ciascuna delle strutture sanitarie accreditate per l’erogazione delle suddette prestazioni “non includeva il Centro Salus, confermando “in via transitoria” i tetti di spese e le strutture già presenti nel contratto relativo all’anno 2018, “al fine di garantire la continuità assistenziale ai pazienti” in attesa “degli emanandi provvedimenti regionali riguardanti i volumi, le tipologie di prestazioni ed i correlati limiti di spesa”.

Quindi è arrivato un nuovo ricorso del Centro Salus e subito il Tar riferisce che “il Centro ricorrente è stato escluso pur trovandosi in condizione di piena identità, quanto al profilo territoriale e quanto all’ampiezza dell’accreditamento con gli altri centri inclusi”. E quindi la sezione del Tar ha accolto l’istanza cautelare perché “il centro Salus ha dimostrato di essere in possesso sia di autorizzazione sanitaria, sia di valido titolo di accreditamento per l’erogazione di prestazioni sanitarie in qualità di centro ambulatoriale di riabilitazione e come presidio ambulatoriale di recupero e rieducazione funzionale. Pertanto, erroneamente l’Asl Caserta ne ha escluso la capacità di erogare anche prestazioni riabilitative tipiche dei presìdi ambulatoriali di recupero e rieducazione funzionale, specificamente rivolte a pazienti affetti da disabilità transitorie o minimali”. 

Secondo il giudice la “Asl di Caserta avrebbe dovuto procedere a stipulare il contratto con il richiedente Centro Salus e provvedere a ripartire per l’anno 2019 il tetto di spesa territoriale assegnatole fra le strutture accreditate presenti sul territorio”. Anche perché “solo con una ripartizione che includa anche le strutture neo accreditate si evita di attribuire un vantaggio concorrenziale ingiustificato a quelle precedentemente accreditate e convenzionate a detrimento di altre imprese del settore aventi posizione soggettiva del tutto identica”.

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