Tassa sui rifiuti, l’Unione Consumatori: “Pagamenti da impugnare”

Nel mirino dell’associazione tariffe e rateizzazione della Publiservizi

L’Unione Consumatori di Caserta prepara la battaglia sul pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. Al centro della vicenda c’è la delibera di giunta del 23 aprile scorso con la quale il Comune stabilì la diminuzione delle tariffe del 4,03%, fissando, per la riscossione, le date del 15 maggio, 15 luglio e 15 settembre, per la 1°, 2° e 3° rata. Il consiglio comunale poi con deliberazione n.29, in relazione alle scadenze di pagamento, oltre a quelle già deliberate dalla Giunta, ha aggiunto la data del 15 novembre. In sostanza, fermo restando la diminuzione del 4,03%, è stata data la possibilità di poter pagare, la Tari, in quattro rate.

Dopo questi due atti ufficiali partono le problematiche denunciate dal presidente dell’Unione Consumatori Fortunato Giaquinto: “Il segretario generale del Comune Luigi Martino pare che l’8 maggio abbia inviato una pec alla Publiservizi affinché la stessa avesse provveduto a dare informazione ai contribuenti, in tutte le forme possibili, di quanto disposto con le citate delibere. Ma di tutto questo la Publiservizi professa di essere all'oscuro di tutto. Infatti, sia alle nostre telefonate, sia a quelle effettuate dagli utenti casertani, rispondono di non sapere nulla, tant'è che le richieste di pagamento per la Tari, sono uguali all'anno scorso, ovvero, con lo stesso importo diviso in tre rate. L'unica "eccezione" è che la terza rata potrà essere divisa in due, praticamente, una "concessione" che divide l'importo in due rate, ma senza tener conto della diminuzione deliberata sia dalla Giunta che dal consiglio comunale”.

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Molti cittadini si sono quindi rivolti all'Unione Consumatori per sapere come devono regolarsi. “Se il Testo Unico degli Enti Locali e le altre disposizioni di legge che assegnano la generalità dei compiti e le funzioni amministrative ai comuni hanno ancora validità nella nostra città – accusa Giaquinto - i pagamenti richiesti dalla Publiservizi potrebbero essere tutti tranquillamente impugnati stante la palese illegittimità della richiesta in quanto superiore a quanto stabilito con le deliberazioni, a meno che il Comune non si ricordi di aver deliberato in tal senso ed intervenga per rimediare a questa incresciosa situazione, ovviamente prima della scadenza della seconda rata”.

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