La marcia di protesta dei commercianti: "Vogliamo lavoro e libertà" | FOTO E VIDEO

La manifestazione pacifica degli esercenti tra le strade del Capoluogo. Cori contro De Luca ed il Governo. "Infiltrati" isolati ma non tutti sono disposti ad abbassare la saracinesca

La protesta dei commercianti a Caserta

L'intenzione era quella di offrire un modello diverso, di manifestare pacificamente il proprio dissenso. Così è stato. I commercianti casertani sfilano per il Capoluogo in segno di protesta contro le restrizioni di Governo e Regione che stanno mettendo in ginocchio l'economia della città e della provincia tutta. Un corteo che dal Monumento ai Caduti è arrivato in piazza Vanvitelli, davanti alla Prefettura, le cui parole d'ordine sono state "Lavoro e libertà".

Già da stamattina, nel luogo simbolo della memoria di via Unità Italiana, sono iniziate le operazioni di raccolta delle firme per le adesioni degli esercenti, con una bara scelta come simbolo della protesta a voler testimoniare la morte (annunciata) del commercio. Ci sono gli imprenditori, i titolari di bar e ristoranti, i ragazzi dei baretti della Movida ma anche qualcuno (quasi un'eccezione) che è sceso in piazza per solidarietà: "Ho un tabacchi e la chiusura non riguarda la nostra categoria. Ma se crolla l'economia il problema è di tutti". Non manca qualche infiltrato, ben noto alle forze dell'ordine che hanno scortato i manifestanti fino a piazza Vanvitelli. Fortunatamente una sparuta minoranza, isolata tra i circa 400 manifestanti che hanno animato la protesta.

CORI E PROTESTE CONTRO DE LUCA E GOVERNO

Intorno alle 18, poco prima della partenza della manifestazione, arriva la comunicazione agli organizzatori di non far partire la marcia. "E' vietato", spiegano. Forse meglio restare al Monumento. C'è qualche mormorio. Alla fine, in accordo con polizia e carabinieri, la manifestazione può partire. Ed è un corteo fatto di donne ed uomini che non chiedono sussidi ma solo di lavorare in sicurezza. "Non vogliamo ristoro ma solo lavoro", è uno dei tanti slogan ripetuti come una sorta di mantra mentre si attraversano corso Trieste e via Mazzini. 

Non mancano i cori contro De Luca ed il Governo: "ci devono dire cosa accade dopo le 18, perché i nostri locali vanno bene a pranzo ma non a cena". Gli esercenti hanno redatto un documento di protesta. Chiedono che venga firmato dal prefetto Raffaele Ruberto e dal sindaco Carlo Marino. Nel corso della manifestazione più volte viene ribadito come "tutti i lavori sono essenziali se danno da vivere". Insomma, non ci sono lavori di serie A e di serie B in una crisi che rischia di investire a cascata tutti i settori. 

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Ed è stato questo forse l'unico neo della manifestazione, proseguita ordinata per l'intero suo svolgimento. L'indifferenza di altri commercianti. La maggior parte di loro è rimasta aperta sia sul corso che in via Mazzini. In qualche negozio proseguono le vendite regolarmente, c'è chi preferisce fare shopping restando sordo dinanzi al grido di dolore di un pezzo della città. "Oggi tocca a noi e domani potrebbe toccare a voi. Unitevi, scendete in strada", è l'invito che arriva dal corteo. 

Così si è giunti in piazza della Prefettura dove è stato letto il proclama degli esercenti che non ne possono più: "non serve ristoro, serve lavoro", dicono. Già, lavoro e libertà.

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