La 'Fase 3' della Chiesa: sì alle Prime Comunioni, no alle cresime. Confermato lo stop ai matrimoni di domenica

Le linee guida delle Diocesi di Caserta, Aversa, Capua e Teano-Calvi ai sacerdoti. Restano ancora vietate le processioni e le feste patronali

La ‘Fase 3’ dell’emergenza sanitaria da Covid-19 fa ripartire a pieno regime anche l’attività pastorale in provincia di Caserta. Le diocesi di Caserta, Aversa, Capua e Teano-Calvi hanno reso noto con un documento inviato ai parroci in questi ultimi giorni come poter organizzare gli appuntamenti nelle prossime settimane.

Prime Comunioni

Si dà la possibilità di celebrare le Prime Comunioni con l’inizio del nuovo anno pastorale “a condizione che sia premesso un congruo tempo di catechesi”. La celebrazione dovrà avvenire secondo le prescrizioni sanitarie vigenti e, preferibilmente, a piccoli gruppi. 

Cresime

La Celebrazione delle Cresime rimane temporaneamente sospesa secondo l’attuale Protocollo tra Governo e Conferenza Episcopale Italiana. “Si chiederà alla CEI di farne oggetto di riflessione nel tavolo di lavoro con il Governo” come comunicato dal vescovo di Aversa Angelo Spinillo ai sacerdoti. 

Matrimoni

Con riferimento ad alcune richieste in tal senso, i vescovi dispongono che, nelle Diocesi dove il sacramento del matrimonio non si celebra di domenica, tale norma continui ad essere in vigore. Non è consentita la celebrazione del matrimonio in luoghi diversi dall’aula liturgica sua propria, secondo la norma del Codice di Diritto Canonico. 

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Processioni e feste patronali

In attesa di “un’interpretazione più soddisfacente del recente Decreto (11 giugno 2020) del Ministero” sulle “modalità di svolgimento delle processioni religiose”, soprattutto in ordine alla sicurezza sanitaria e all’attribuzione delle responsabilità, si conferma quanto già stabilito, e cioè: “Le processioni e feste patronali, per altro già non consentite dalle attuali prescrizioni del Governo, siano sospese fino a nuove disposizioni. Rientrano in tale provvedimento anche quelle manifestazioni che prevedano, pur senza il concorso di popolo, il portare la statua del santo per le strade. Il divieto delle feste patronali è motivato anche dalla drammatica crisi sociale seguita all’emergenza sanitaria: non sarebbe tollerabile assistere a feste utilizzando le offerte della gente mentre aumentano i poveri”.

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