Il progetto di Felicori: affidare la peschiera grande ai privati per 20 anni

Si parte da una base d’asta di 500mila. Sul tavolo c’è già la proposta del campione olimpico Tizzano

Un project financing per affidare un “bene pubblico” ad un privato, incassando anche una somma cospicua (circa 500mila euro  per tutta la durata dell’accordo). Di siffatti progetti se ne vedono e leggono molti, soprattutto nei Comuni, sempre con l’acqua alla gola per l’assenza di soldi liquidi e disponibili a ‘concedere’ pezzi di città in cambio di soldi e manutenzione. Infatti, fino ad oggi, mai nessuno ha storto il naso (se non in qualche rara occasione) anche se spesso le condizioni che vengono offerte al privato sono sempre molto vantaggiose. 

Ma quello che vi stiamo per raccontare sta già facendo “rumoreggiare” la città di Caserta: perché, questa volta, ad essere concesso ai privati sarebbe un “spazio” all’interno della maestosa Reggia di Caserta ed il bene pubblico in questione è la peschiera grande ed il complesso “Liparoti” nel parco vanvitelliano. Sì, avete letto bene: l’attuale direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori ha firmato il bando per una “procedura aperta per l’affidamento con la formula della finanza di progetto della concessione della peschiera grande e complesso dei Liparoti”. L’atto ufficiale prevede una somma a base d’asta di circa 500mila euro che avrà una durata ventennale.

Sul tavolo c’è un progetto già presentato dall’Asd Reali Canottieri della Reggia di Caserta, il cui direttore tecnico è il campione. Olimpionico Davide Tizzano (che è anche consigliere federazione nazionale della F.I.), che prevede la creazione di una scuola nautica per giovani e diversamente abili per praticare canottaggio, canoa e vela “grazie al recupero della struttura attualmente abbandonata”. Negli atti sula scrivania di Felicori si legge: “Il progetto prevede inoltre la realizzazione di una scuola di restauro per imbarcazione d’epoca, allo scopo di avvicinare i giovai all’attività marinaresca”.

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Un’iniziativa interessante, che, naturalmente, pone una serie di dubbi: perché se è vero che la “gestione aperta” di Felicori, che ha riportato eventi di tutti i tipi all’interno del palazzo vanvitelliano, ha aiutato (e non poco) la Reggia ad uscire dall’ombra degli ultimi anni; però, è pur vero che si sta parlando di un bene, patrimonio dell’Unesco, che così potrebbe rischiare di perdere la sua connotazione culturale. In più una domanda ci sorge spontanea: può essere un direttore alla soglia dell’addio (ad ottobre dovrebbe scadere il mandato di Felicori per raggiunti limiti di età) a decidere il futuro ventennale della Reggia?

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