Sindacalista licenziato: "Cacciato per essermi auto-segnalato". Ma la Nuroll respinge le accuse

Teratone: "Ho comunicato che mia moglie era stata a contatto con positivi". La società: "Ha cercato di assentarsi dal lavoro approfittando dell’emergenza in corso"

La Nuroll

"Sono stato licenziato per un eccesso di zelo". Così Antonio Teratone, dipendente della Nuroll di Pignataro Maggiore e delegato Rsu, ha perso il lavoro per "procurato allarme", questo si legge nella nota di contestazione, per un possibile caso di coronavirus in famiglia.

Il protocollo

"Nel corso di questa emergenza sanitaria - spiega Teratone a Casertanews - Abbiamo stipulato un protocollo con l'azienda in cui si prevedeva, oltre alle prescrizioni come i dispositivi di protezione ed il distanziamento tra i dipendenti, anche la segnalazione di eventuali situazioni di esposizione al contagio da parte dei lavoratori. Non solo sono stato firmatario del protocollo ma come responsabile della sicurezza aziendale facevo parte anche del comitato attuatore di quel documento". 

Il pericolo contagio

A inizio aprile Teratone apprese di alcuni contagi all'interno della casa circondariale di Secondigliano dove lavora la moglie come infermiera. "Appena lo venni a sapere avvisai immediatamente la dirigenza e presi alcuni giorni di ferie per valutare il da farsi di lì a qualche giorno ed evitare di esporre i colleghi ad un eventuale pericolo di contagio". Tra la comunicazione alla direzione e l'uscita, che sarebbe dovuta avvenire immediatamente, sarebbe trascorso del tempo al punto che "mentre stavo uscendo arrivarono anche i carabinieri a cui spiegai la situazione prima di tornare a casa", dice ancora Teratone.

Dopo qualche giorno, nel concordare le modalità di rientro a lavoro, "l'azienda mi chiese di presentare un certificato medico che attestasse le mie buone condizioni di salute". Un paradosso per il quale il lavoratore impiegò alcuni giorni: "Mia moglie era anche già tornata al lavoro perchè dall'indagine epidemiologica dell'Asl non risultava aver avuto contatti con le persone contagiate - dice ancora - Mentre a me veniva chiesta una certificazione". 

Il licenziamento

Finalmente, riuscì a farsi visitare dal suo medico di base e ad ottenere l'agognato certificato attestante l'assenza di sintomi Covid. Così, munito di certificato tornò a varcare i cancelli dell'azienda, che si occupa della fabbricazione di foglie e profilati in plastica, dove ha lavorato per 25 anni. Ma la trappola era dietro l'angolo. 

"Dopo 4-5 giorni mi hanno licenziato per procurato allarme", dice Teratone. In pratica quei minuti in più trascorsi in azienda dopo aver comunicato alla Nuroll la situazione sarebbero alla base del provvedimento di licenziamento. "Sono stato mandato via per un eccesso di correttezza - dice ancora Teratone - Sono convinto di aver seguito le procedure in maniera corretta. E' una situazione umiliante, dopo 25 anni di servizio, essere licenziati in questo modo. Adirò alle vie legali per impugnare questo provvedimento che per me è ingiusto", conclude.

I sindacati

Sul caso le Segreterie Provinciali della Filctem Cgil, della Femca Cisl e della Uiltec Uil di Caserta condannano il provvedimento di licenziamento del lavoratore. "In un momento dove sono vietati i licenziamenti per il dramma che stiamo attraversando del coronavirus un tale atteggiamento è inspiegabile. Le motivazioni di questo provvedimento sono così assurde se si pensa a ciò che il coronavirus ha provocato in tutta Italia e anche nella stessa zona di Pignataro Maggiore. Evidentemente la Nuroll con questo atto dirompente ha voluto mandare un messaggio a tutti i lavoratori mettendo in discussione non solo l’attività sindacale ma i diritti fondamentali di tutti. Le Segreterie Provinciali della Filctem, Femca e Uiltec nel condannare quest’atteggiamento antisindacale dell’azienda, non solo invitano i lavoratori a reagire in modo chiaro contro questa forzatura, ma faranno valere in ogni sede anche legali, il rispetto della libertà sindacali e individuali".

Articolo aggiornato alle ore 14 del 14 maggio 2020

La replica della Nuroll Spa rappresentata tramite lo studio legale Nunziante-Magrone.

“La Nuroll Spa ha licenziato l’operaio per insubordinazione e per aver cercato di assentarsi dal lavoro approfittando dell’emergenza in corso. L’operaio della Nuroll SpA non è stato licenziato perché la moglie lavora presso un carcere in cui ci sono stati casi di persone positive al Covid-19 o per aver segnalato un rischio di contagio, ma perché lo stesso ha cercato di approfittare dell’emergenza in corso per assentarsi dal lavoro.

Il 3 aprile il suddetto operaio ha chiesto di potersi assentare dal lavoro per alcuni giorni sino all’esito del test cui avrebbe dovuto essere sottoposta la moglie, giustificando tale richiesta col fatto che la moglie avrebbe dovuto essere sottoposta a tampone il successivo lunedì 6 aprile perché esposta a rischio contagio. Nel messaggio inviato al riguardo dall’operaio era, inoltre, scritto che ‘ci sono delle persone con cui lavora risultate positive, una di queste è in rianimazione’. Come da normative nazionale e da protocollo aziendale, la Nuroll Spa ha subito posto in atto tutte le misure previste per una simile ipotesi (allontanamento del lavoratore con invito a rivolgersi al proprio medico, comunicazione all’apposito numero verde regionale, santificazione straordinaria del sito). 

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E’ poi emerso che quanto dichiarato dall’operaio per assentarsi dal lavoro non era vero, perché la moglie non doveva sottoporsi a tampone il lunedì successivo (né in altro giorno) e, come dichiarato dallo stesso nel corso dell’audizione disciplinare, la moglie non era stata a contatto con le persone contagiate del carcere di Secondigliano, tanto da aver continuato a recarsi a lavoro anche dopo la scoperta dei contagi. Quando sopra risulta dalla lettera di contestazione, in cui sono riportati anche i messaggi WhatsApp inviati dall’operaio e dalla lettera di licenziamento. La Nuroll Spa non ha mai considerato negativamente il fatto che la moglie dell’operaio lavorasse in un carcere al centro dell’emergenza e, al contrario, per tale ragione ha dato allo stesso mascherine e scudo in più perché le potesse dare alla moglie, che ne era priva, così come ha fornito mascherine in più a tutti i dipendenti perché potessero darle ai propri familiari”

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