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Sindacalista licenziato in piena emergenza, Oliviero: "Atto da condannare"

Il consigliere regionale presenta una interrogazione a De Luca e Marchiello: "L'azienda deve reintegrare immediatamente il dipendente"

Mentre il governo centrale bloccava qualsiasi licenziamento durante la pandemia da coronavirus, il signor Giovanni Luca Teratone, dipendente e delegato sindacale aziendale della Filctem Cgil, ha ricevuto la lettera di licenziamento dall’azienda di proprietà turca "Nuroll" di Pignataro Maggiore.

"Le motivazioni ritrovate nella lettera di licenziamento sono: insubordinazione e segnalazione dolosa di pericoli per la salute e sicurezza sul lavoro insussistenti. L’unica colpa del dipendente ē stata quella di aver segnalato all’azienda lo scorso 3 aprile che nella casa circondariale di Secondigliano, dove la moglie lavora come infermiera, vi erano tre agenti di polizia penitenziaria affetti da coronavirus - spiega in una nota il consigliere regionale Gennaro Oliviero - Per tutelare i suoi colleghi il signor Teratone ha chiesto alcune ferie e malattia non riconducibile al Covid-19. Ma il gesto del dipendente non è stato apprezzato, anzi, lo scorso 8 maggio ha ricevuto la lettera di licenziamento e minacciato di addebitargli la sanificazione straordinaria effettuata dalla società a causa della sua presenza".

Tale vicenda ha spinto Gennaro Oliviero a presentare una interrogazione al presidente della regione Campania Vincenzo De Luca e all’assessore alle attività produttive Antonio Marchiello. “Trovo assurdo quanto è capitato al dipendente della Nuroll di Pignataro Maggiore - dichiara Oliviero - non si può essere licenziati per avere una moglie che lavora in un luogo dove ci sono contagiati. A parte che il governo centrale ha bloccato tutti licenziamenti in emergenza coronavirus, l’azienda avrebbe dovuto tutelare un proprio dipendente attivando tutte le misure che il protocollo prevede in questi casi è non certo licenziarlo. Il presidente De Luca e l’assessore Marchiello devono intervenire e chiedere all’azienda di reintegrare immediatamente il dipendente nel loro organico. Si tratta di un atto che deve essere condannato senza se e senza ma. La pandemia ha mietuto troppi morti e non si può accettare che al danno si aggiunga la beffa di un licenziamento ingiustificato”.

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