Proibizionismo in centro, l'ordinanza non regge: drink anche dopo le 23

La presidente del comitato civico Di Costanzo: "Chiediamo rispetto delle regole non provvedimenti a danno dei commercianti"

Fatta l'ordinanza trovato l'inganno. Se qualche controllo in più c'è stato il divieto di consumare alcolici dopo le 23 non è stato rispettato con tanti giovani che hanno sorseggiato i propri drink nella 'zona rossa' istituita dal sindaco Carlo Marino anche dopo l'ora X.

A rivelarlo a Casertanews è la presidente del comitato civico "Caserta No Degrado, No Movida Selvaggia" Rosi Di Costanzo che ha raccontato di un sabato sera ordinario, con musica a tutto volume e persone in strada a bere anche dopo le 23. "Una cosa va detta - spiega Di Costanzo - l'ordinanza del Comune è stata fatta per tutelare sé stessi ma senza affrontare il problema. Non hanno mai voluto ascoltarci in questi anni in cui abbiamo depositato decine di esposti e denunce ben circostanziati. Con il provvedimento adottato, invece, il sindaco spara nel mucchio andando a colpire tutti i commercianti".

Di Costanzo sottolinea come "i residenti del centro storico non sono contro agli esercenti della movida. I residenti chiedono che ci siano delle regole e che le stesse vengano rispettate" a partire dall'occupazione di suolo pubblico fino alle emissioni acustiche moleste ed alla vendita di alcolici ai minori (una prassi che purtroppo qualche esercente continua a praticare). "Anzi, le nostre porte - prosegue la presidente del comitato cittadino - Sono aperte a tutti quei commercianti che vogliono controlli e che rispettano le regole".

Infine, un doveroso passaggio sulla "zona rossa" con ampie porzioni di città dove il consumo di alcolici è consentito anche dopo le 23, dalla zona del Monumento ai Caduti al parco Gabriella. "Il rischio è che fenomeni di disordine pubblico possano semplicemente spostarsi senza risolvere il problema. Anzi - conclude Di Costanzo - i locali di quelle zone sarebbero addirittura avvantaggiati andando a creare disparità di trattamento con i colleghi del centro storico e, quindi, una concorrenza sleale".

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