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Emilio Lavoretano in tribunale nelle immagini di 'Quarto Grado'

Emilio Lavoretano in tribunale nelle immagini di 'Quarto Grado'

Omicidio Tondi, dopo la sentenza si alza lo 'scontro mediatico'

La trasmissione 'Quarto Grado' manda in onda le immagini dei momenti di tensione dopo la condanna di Emilio Lavoretano. L'avvocato Mastellone rompe il silenzio: "In un paese civile un imputato non può essere rincorso, così come il suo difensore"

Finito (almeno per il momento) lo scontro giudiziario, con la sentenza emessa mercoledì dalla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere a carico di Emilio Lavoretano, condannato a 27 anni per l’omicidio della moglie Katia Tondi, inizia quello mediatico. 

Dopo le tensioni che ci sono state in tribunale, mercoledì, e quello che è accaduto fuori (un’avvocatessa si è ferita ad un gomito mentre accompagnava Emilio verso l’auto), venerdì il caso è arrivato in televisione. A ‘Quarto Grado’ sono state mandate in onda le immagini di quei momenti concitati, dove si vede prima l’inviata della trasmissione cercare di avere una dichiarazione da Emilio Lavoretano, con l’avvocato difensore dell’uomo, Natalina Mastellone, che le sposta il microfono durante il percorso, e poi il tentativo di raccogliere una dichiarazione dall’avvocato Ilaria Labate che poi cade, quasi all’ingresso del parcheggio, accusando immediatamente la giornalista di averla spinta (come ha fatto apertamente anche sui social network nelle ore immediatamente successive all’accaduto, postando anche la foto del braccio ingessato). 

Proprio Ilaria Mura, intervenendo nel corso della trasmissione ‘Quarto Grado’, ha provato a spiegare quei momenti: “C’è una ostilità ingiustificata nei miei confronti. Io ho fatto il mio lavoro, perché sono andato di fronte alla casa dove c’erano alcuni fruttivendoli che mi dissero che avevano visto il padre di Emilio davanti la casa più o meno nell’orario dell’omicidio”. Nel corso della trasmissione è stato ascoltato anche il generale Garofano che ha parlato di “un autogol da parte della difesa” relativamente alla deposizione del professore Fineschi il quale in aula ha dichiarato che “vista la menomazione di Lavoretano sulla mano destra, c’era un maggiore solco sul lato sinistro”.

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Le parole che sono state utilizzate nel corso della trasmissione, hanno spinto l’avvocato Natalina Mastellone a rompere il silenzio di questi giorni per dare la sua versione dei fatti. “In un paese civile un imputato non può essere rincorso, così come il suo difensore. Si è liberi di rendere dichiarazioni e di non farlo e scegliere con chi parlare. A seguito del comportamento molesto della giornalista, una collega è caduta fratturandosi il capitello radiale, la cuffia del nuotatore e ha riportato contusioni multiple. Lesioni che la tengono, dolorante, a letto. Per quanto riguarda il deciso allontanamento del microfono della giornalista, occorre precisare che la stessa non consente altro tipo di atteggiamento a meno che non si debba sottostare ai suoi continui soprusi. Alla signora, in questi sei anni di processo è stato, più volte, ribadito, di non voler rilasciare dichiarazioni che, peraltro, mai sono state rilasciate nemmeno ad altre testate, se non un'unica volta, alla Rai, pochi giorni dopo il delitto. Ciò a riprova della poca propensione a sedere nei salotti televisivi”.

Ed aggiunge: “In aula, dopo la lettura del dispositivo, la signora, nel momento in cui ha visto altro giornalista avvicinarsi, è letteralmente piombata verso l’imputato. Le è stato detto di non volerle rilasciare interviste e per evitare la sua irruenza, l’imputato ha chiesto scusa al giornalista con cui stava parlando ed ha lasciato repentinamente l’aula. La giornalista ci ha raggiunto e in un primo momento ha posizionato il suo microfono ad una distanza tale da non infastidire ed infatti non è stata allontanata. Il gesto si è reso necessario nel momento in cui nella curva del corridoio del tribunale, la signora, per poter continuare a carpire quanto veniva dichiarato ad altra testata giornalistica, mi piombava addosso creandomi notevole fastidio. La giornalista che, evidentemente, disconosce il rispetto dell'altrui volontà, ha deciso di rincorrerci anche per strada. La dottoressa Mura, nel mentre ci inseguiva, profferiva una serie di frasi nei confronti dell’imputato con il chiaro scopo di suscitare una reazione. Successivamente, quando la giornalista, affannata dalla maratona giornalistica, si trovava  qualche metro dietro, non riuscendo ad avere dichiarazioni dall’imputato né dal suo difensore, ha chiesto una dichiarazione alla collega di studio che durante il tragitto era con noi, avvicinandosi in maniera maldestra. La collega è caduta. Questo modo di fare giornalismo è deprecabile. Mi rammarico anche che dopo una sentenza per un delitto così grave, il servizio di ordine pubblico appositamente predisposto non sia intervenuto; eppure, già all’uscita dell’aula, alla presenza di una folta rappresentanza delle forze dell’ordine, si era creato un clima di tensione tale da vedermi costretta ad allontanare bruscamente il microfono della giornalista. Tanto, avrebbe suggerito, un controllo effettivo ed un eventuale intervento, se necessario. Di fatto, la collega, ha riportato gravi lesioni”.

L’avvocato Mastellone ha poi voluto replicare anche alle accuse di “autogol” relativamente alla dichiarazione in aula del consulente della difesa Fineschi: “Il professore è stato sentito per circa 4 ore, dopo il perito. La sua audizione si è protratta fino al pomeriggio inoltrato, e non si è sottratto alle numerose domande poste da tutte le parti processuali, che hanno approfittato della sua riconosciuta competenza per chiarire aspetti di natura medico legale. Fatta questa premessa per quanto concerne le questioni tecniche ritengo di affrontarle dopo il deposito delle motivazioni. Relativamente al presunto autogoal, posso fornire direttamente copia dei verbali in cui vengono sentiti il professore Fineschi, mio consulente, e quello in cui viene sentito Ezio Denti, consulente della parte civile, il quale specificatamente riferisce, a seguito di domanda dell’avvocato Giordano, che l’assassino è destrimane e che ha esercitato più forza a destra. Dai verbali si potranno trarre tutte le sue conclusioni. In relazione a quanto affermato dal dottor Garofano, non posso fornire il verbale poiché il pool di esperti, da lui capeggiato, non ha evidentemente ritenuto di interesse l’argomento in esame, difatti non c’è nulla di osservato e dichiarato riguardo alla maggiore forza esercitata a destra o a sinistra.  Mi consenta di aggiungere che è oltremodo farsesco il solo pensare che il consulente della difesa. Fineschi, professionista di comprovata esperienza potesse ‘rivedere’, in udienza, le sue osservazioni scritte”.

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