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La rivolta dei locali dopo la stretta anti Movida: "Denunciamo l'assenza di sicurezza e siamo incolpati del degrado"

I commercianti denunciato "mobbing ed abuso di potere" da parte del sindaco. "La città è lasciata allo stato brado e versa in condizioni di abbandono"

Sono stati in silenzio a lungo, anche per rispetto nei confronti della famiglia di Gennaro Leone, il pugile di 18 anni di San Marco Evangelista ucciso a coltellate poco più di una settimana fa in via Vico. Ma adesso i commercianti del centro di Caserta iniziano a far sentire la propria voce, accusando l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carlo Marino di essere stata “sorda” al loro grido di allarme e di avergli scaricato addosso tutte le colpe della violenza che ha inondato le strade del Capoluogo. Lo hanno fatto con un documento molto netto, col quale contestano apertamente l’ultima ordinanza firmata dal sindaco Carlo Marino che li obbliga a chiudere prima degli altri locali ed a non vendere alcolici dopo le 22.

IL DOCUMENTO DEI COMMERCIANTI. Durante la notte tra il 29 e il 30 agosto, Gennaro Leone, un diciottenne di San Marco Evangelista, è stato brutalmente assassinato da un suo coetaneo, per futili motivi, per strada, nei pressi di via Vico, davanti agli occhi di tantissimi giovani che trascorrevano il loro sabato sera nella piazzetta adiacente. A prestargli tempestivamente un primo soccorso alcuni coetanei e il gestore di uno dei locali presenti in zona, soccorso che purtroppo a nulla è servito, come appreso poco dopo.

Questo è stato il tragico epilogo di un ennesimo atto di violenza consumato per strada nella città di Caserta, che sempre più spesso diventa teatro di scene da far west in cui i protagonisti, nella maggior parte dei casi sono ragazzi under 20, che vivono in un’epoca mediale che non li aiuta nel confronto, nella socializzazione, nella sana aggregazione, per di più su un territorio comunale sterile, che li lascia in balìa di loro stessi, senza controllo, senza fornire loro gli stimoli e gli strumenti per una civile convivenza.

Caserta, in particolare sotto la guida dell’attuale amministrazione, è lasciata allo stato brado e versa in condizioni di abbandono e degrado , a partire dalla scarsa manutenzione delle strade, delle infrastrutture, degli spazi verdi e dei giardinetti pubblici; manca una biblioteca, un cinema, un teatro attivo, un centro ricreativo, un palazzetto dello sport raggiungibile a piedi o con dei mezzi pubblici; non si organizzano mostre d’arte, concerti, eventi culturali quantomeno adeguati ad una generazione di giovani utenti.

Un popolo, quindi, allo sbaraglio, senza stimoli, senza linee guida e senza controllo da parte delle forze dell’ordine . Tuttavia, il sindaco Carlo Marino e le autorità preposte, hanno ritenuto opportuno addossare la responsabilità del grave accaduto alle attività commerciali di ristorazione e intrattenimento, emanando un’ordinanza restrittiva (l’ennesima) nei loro confronti, limitandone il normale esercizio, nonostante le numerose difficoltà dovute alla pandemia.

Detto ciò, noi commercianti, in primis cittadini di Caserta, anzitutto ci teniamo ad esprimere cordoglio per la giovane vita spezzata e ci uniamo al dolore della famiglia Leone, pregando per Gennaro e chiedendo che giustizia venga fatta. In risposta poi, a tale misura repressiva, ci riuniamo per denunciare le forme di mobbing, l’abuso di potere e le accuse a cui siamo sottoposti da parte delle autorità vigenti, accuse perpetrate ogni qualvolta si palesano disagi, episodi di degrado, atti violenti o che mirano al disturbo della quiete pubblica, che oltre a ferirci umanamente, ci arrecano un danno d’immagine e non ci permettono di svolgere serenamente il nostro lavoro.

Pertanto sottolineiamo e rimarchiamo quanto segue: più volte, l’ultima lo scorso giugno, noi commercianti del centro storico abbiamo denunciato tali atti, scrivendo, incontrando le autorità e chiedendo esplicitamente maggiore tutela per i nostri giovani, più sicurezza per noi stessi, per le nostre attività e per i nostri clienti, nel tentativo di scongiurare una tragedia preannunciata.

La città di Caserta vanta di un corpo armato costituito da: polizia, esercito, carabinieri, aeronautica, bersaglieri, guardia di finanza e polizia municipale, preposto a garantire la sicurezza nelle strade, obiettivo raggiungibile se solo venisse impiegato a tale scopo nei giorni e orari di maggiore affluenza.

La somministrazione di bevande alcoliche, di per sé, non istiga alla violenza. La diffusione della musica all’interno delle attività non ha impatto negativo sui disturbi della personalità.

Le nostre attività commerciali sono il nostro lavoro , ciò che ci permette di guadagnare per vivere e di garantire una serenità economica a tanti individui che lavorano nel e per il settore della ristorazione, e non solo. Purtroppo siamo associati ad una categoria di lavoratori di quint’ordine, che non meritano rispetto e considerazione, le cui esigenze non vanno ascoltate ed accolte, con i quali non si crea mai un confronto ma si cerca sempre e solo di arrivare allo scontro. Per avviare le nostre attività abbiamo chiesto licenze e autorizzazioni che ci sono state concesse dagli organi competenti, nulla ci è stato donato, nulla è stato preso con forza, nessuna struttura è stata accusata abusivamente, non è stata violata la libertà di alcun individuo|

Siamo stanchi di essere associati al degrado cittadino, siamo sempre stati disposti a collaborare con le istituzioni per mantenere l’ordine pubblico e garantire serenità . Chiediamo quindi di essere trattati e rispettati in quanto lavoratori autonomi, che contribuiscono alla crescita economica e sociale della città. Siamo una delle forze sinergiche che muovono l’economia e vogliamo essere considerati il cuore pulsante della città in cui viviamo, non la lama per mezzo della quale moriamo”.

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