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Martedì, 18 Giugno 2024
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Docente neomamma spedita ad 800 km dal marito: "Slogan sulla famiglia, solo fuffa"

I neo genitori di una bimba di 9 mesi raccontano la loro esperienza 'a distanza'

Precariato e genitorialità, il calvario di una neomamma costretta a lavorare ad 800 km di distanza. E’ la storia di una docente precaria, neo mamma da 9 mesi raccontata dal marito Angelo al sito tecnicadellascuola.it

“Da agosto 2023 sono padre di una splendida bambina, mia moglie, docente precaria da 8 anni, nello stesso anno ha vinto il concorso straordinario bis in Lombardia mentre noi viviamo ad Aversa. Ovviamente al momento della domanda e della scelta della regione non sapevamo della gioia che ci sarebbe capitata - spiega il compagno di vita della docente che prosegue - dopo quest’anno scolastico (anno di prova rinviato), passato tra maternità e congedo parentale, ci stiamo preparando per la sua partenza e ovviamente porterà con sé la piccola. Questa cosa è difficile da accettare, vuoi per le difficoltà di essere da soli e lontano da casa e dagli affetti nel gestire una piccola e sia perché penso a tutti i bei momenti che non vivrò da vicino perché lontano”. Uno sfogo amaro quello del neogenitore costretto a subire la scelta lavorativa della compagna di vita a causa del precariato.

”I sindacati interpellati dicono che bisogna aspettare il contratto integrativo per le assegnazioni con la speranza che recepisca e ampli le deroghe del contratto nazionale della scuola firmato da poco. Non si può vivere con questa incertezza fino a giugno. C’è bisogno di pianificare la vita di una famiglia", afferma Angelo che riflette sul fatto che “se sei precario non vieni calcolato. Alcune mamme sono costrette ad abbandonare il lavoro perché non lo si riesce a conciliare con l’impegno genitoriale. Mi vengono in mente gli slogan in difesa della famiglia e penso che è tutta fuffa, lontano anni luce dal paese reale. Chi governa esorta le persone a fare figli. Mi chiedo a che pro se poi nel concreto ci sono situazioni risolvibili solo dovendo scegliere tra famiglia e lavoro. È brutto vivere in un limbo, sotto una coltre di incertezza”. Questo il duro sfogo di un neo genitore che godrà ben poco delle gioie della paternità.

“Lavoro come supplente al Sud da 6 anni, per cui è paradossale pensare non ci siano posti utili affinché possa restare a lavorare al Sud pur avendo superato due concorsi per due classi diverse (superiori in Lombardia, medie in Campania), commenta la neomamma aversana - se in qualche modo sono stata reputata idonea in tutte le selezioni, se il MIM si avvale da ben 8 anni delle mie competenze, se i posti vacanti ci sono, per quale ragione non dovrei avere le stesse possibilità di qualsiasi altro lavoratore statale di poter chiedere un avvicinamento per motivi familiari? Che senso ha un ulteriore contratto definito ‘anno di prova’ dopo 8 anni di insegnamento e titoli su titoli acquisiti durante questi anni sempre sugli stessi argomenti, sono anni che vengo sottoposta a esami e prove sempre sulle stesse discipline, superandoli. C’è davvero bisogno di un anno di prova che viene ancora considerato precariato, giusto per non usufruire delle agevolazioni previste per i docenti di ruolo?”, replica con amarezza la docente precaria.

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