Bufalini maltrattati e uccisi, Animal Equality torna all'attacco: "Solo il 15% degli allevamenti controllato"

Gli animalisti finiti al centro delle polemiche per il documentario di denuncia replicano ai parlamentari 5 Stelle

L'organizzazione internazionale Animal Equality risponde ai deputati della Commissione Agricoltura

Continua a tener banco la questione riguardante il mini-documentario "Una bufala tutta italiana" realizzato da Animal Equality per denunciare presunte violenze sugli animali "lasciati morire di fame e di sete" e girato per lo più in provincia di Caserta, nelle zone tra Casal di Principe e Villa Literno.

Secondo alcuni deputati della Commissione Agricoltura alla Camera, tra cui i parlamentari 5 stelle casertani guidati dalla deputata Margherita Del Sesto, il mini-documentario creerebbe “un eccessivo e generalizzato allarmismo attorno alla filiera della mozzarella di bufala, con il rischio di creare un danno pesantissimo a uno dei fiori all'occhiello del made in Italy”. Ma la realtà sembrerebbe molto diversa da quella raccontata dai deputati, come sottolineato dall'organizzazione internazionale no profit per la difesa dei diritti degli animali Animal Equality.

Secondo il Ministero della Salute, stando a quanto riportano gli animalisti, tra il 2015 e il 2018, sarebbero state controllate solo il 15% del totale delle aziende bufaline. In Italia, inoltre, secondo Animal Equality, non esisterebbe una legislazione specifica a protezione del benessere delle bufale e dei bufalini negli allevamenti. Nel corso del 2019, sempre secondo l'organizzazione animalista, sarebbero stati diversi i casi di cronaca che hanno denunciato la frequente correlazione tra allevamenti di bufale e attività illecite che si concretizzano in sversamento incontrollati di liquami, tombamento di rifiuti provenienti dallo scarto dell'attività produttiva ed inquinamento delle falde acquifere.

"Le nostre immagini - sottolinea in una nota Animal Equality - hanno mostrato condizioni igienico-sanitarie terribili, bufale immerse in fango e feci, bufalini morti abbandonati e un drammatico impatto ambientale. L’intento del video, rilanciato anche da Beppe Grillo, era chiarissimo: raccontare con un approfondimento ciò che è stato trovato in allevamenti in Campania e nel Nord Italia nel corso degli anni, facendo un excursus che racconta le situazioni documentate nel tempo da veterinari, avvocati, giornalisti del servizio pubblico e organizzazioni non governative che hanno come scopo proteggere animali e ambiente. Nonostante ciò, alcuni deputati M5s della Commissione agricoltura alla Camera si sono scagliati contro il nostro video tramite una nota, accusandoci di generalizzare e danneggiare un comparto sano e senza eguali". 

Poi l'organizzazione internazionale precisa: "I nostri investigatori lavorano da anni non solo per tutelare gli animali, ma anche per fare in modo che la comunicazione sia sempre trasparente, corretta e rigorosa nei confronti dei cittadini. Gli investigatori di Animal Equality documentano ciò che accade negli allevamenti con video e foto registrati e tracciabili, costantemente messi a disposizione delle autorità competenti".

Intanto i deputati della Commissione Agricoltura hanno dichiarano che saranno i primi a chiedere con forza che gli atti brutali quanto illegali, documentati da Animal Equality, vengano individuati e sanzionati e che saranno i primi a pretendere una macchina dei controlli efficace e inflessibile. 

"Stando all’ultima relazione annuale 2018 al Piano Nazionale Integrato (PNI) 2015-2019 sui controlli ufficiali svolti nella filiera alimentare - si legge dalla nota di Animal Equality - sono stati controllati solo il 15% degli allevamenti bufalini sul territorio italiano. Su quali dati quindi questi deputati basano la loro dichiarazione quando affermano che questo comparto non abbia eguali? Ancora oggi poi non esistono norme specifiche per numerosi animali allevati a scopo alimentare, in primis proprio le bufale, quindi siamo molto lontani da un sistema stringente ed efficace".

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"Vogliamo fornire delle soluzioni e non soffermarci solo su ciò che non funziona, - conclude la nota - ma il nostro compito in quanto organizzazione non governativa che riceve solo donazioni tracciate da privati è quello di mostrare la realtà di questi allevamenti, ciò che gli animali sono costretti a subire, le condizioni terribili per animali e lavoratori e, nel caso di questi allevamenti specifici, l’impatto ambientale sul territorio, documentato anche in numerose inchieste della magistratura campana e riportato da tutti i media locali".

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