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Mercoledì, 10 Agosto 2022
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Una bandiera tricolore per difendere l'agricoltura: il movimento nato al Nord arriva nel casertano

Adelino Cordoli e Giovanni Fontaniello: "Dobbiamo rilanciare il Made in Italy"

Tutti uniti sotto un'unica bandiera: quella tricolore. Il segno tangibile del movimento 'Salviamo l'agricoltura italiana' passa attraverso l'apposizione della bandiera tricolore italiana fuori le aziende produttrici aderenti. “L’agricoltura sta morendo ed é ora di intervenire” esordisce Marco Corrente, promotore campano imprenditore agricolo di Francolise che ha deciso di abbracciare l' idea del movimento che ha origini del Nord. 

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Gli obiettivi del movimento sono l'armonizzazione dei costi e regole valide per tutti i paesi produttori europei, la creazione di un istituto per la competitività nazionale e di un istituto di ricerca e sviluppo per ogni specie, coltura o allevamento a disposizione di ogni area produttiva agricola d'Italia, l'apertura di nuovi mercati di sbocco per i prodotti italiani.

“L’idea di questo movimento parte da un imprenditore e produttore del settore ortofrutticolo, Adelino Cordoli, che notò che in quel settore qualcosa non funzionava a dovere: costi troppo elevati, manodopera prevalentemente estera, tecnologie e sistemi produttivi troppo poco spesso di origini italiane. Ed il Made in Italy? Così è nato il movimento che cerca di aggregare quanti più produttori italiani confrontandosi e facendo fronte comune in un settore che va difeso” spiega Corrente. 

“Il movimento Salviamo l'Agricoltura Italiana si é ben sviluppato in regioni italiane come Veneto, Piemonte, Puglia, Basilicata e Campania. L'idea é di aggregare quante più realtà regionali possibili. In Campania le città fortemente sensibili al problema e al richiamo della difesa dei propri prodotti sono Caserta e Napoli. In Campania l'obiettivo è di aggregare città come Avellino e Battipaglia. Vengono quindi coinvolti i produttori locali che possono essere agricoli, frutticoltori, orticoltori o caseari e mediante la partecipazione ad un gruppo WhatsApp che ha amministratori, codici di accesso e regole ben precise si entra a far parte del movimento. Si appone pone la bandiera tricolore in azienda per ricordare il valore e la difesa del Made in Italy”. 

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“Noi italiani purtroppo ci siamo adagiati sugli allori” sostiene Giovanni Fontaniello, agrario e partner attivo del movimento: “Il problema è che abbiamo sottovalutato o dato per scontato ciò che effettivamente è il Made in Italy ed abbiamo permesso che, ad esempio, l'industria agroalimentare finisse in mano a compagnie estere che però ben spendono il marchio italiano. La scommessa del movimento è proteggere l'agro-industria italiana per abbattere gli elevati costi, la sottoproduzione italiana e magari far riscoprire il valore dell'agricoltura di una volta come valore per vedere semmai qualche italiano in più nei campi o su un mezzo agricolo. La scelta della manodopera straniera é dettata dal fatto che un produttore non incassa quanto dovrebbe e non può permettersi di stipendiare un italiano. Vero è che anche il consumatore non é più abituato alla stagionalità dei prodotti e questo impone ai produttori di iniziare prima le coltivazioni per non esser tagliati fuori dal mercato e subire marginalmente la concorrenza estera”. 

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