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Domenica, 29 Gennaio 2023
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Movida selvaggia, il Comitato perde la lunga battaglia giudiziaria contro il Comune

I ricorrenti avevano chiesto maggiori verifiche sull’inquinamento acustico

Il Comitato ‘No Degrado, No Movida selvaggia’ perde la lunga battaglia giudiziaria iniziata col Comune di Caserta nel 2017. Dopo le diffide e le denunce pubbliche, il comitato aveva presentato ricorso al Tar Campania impugnando anche le modifiche apportate al Regolamento di Polizia Urbana approvate dal Consiglio Comunale di Caserta, contestando che “sarebbero state assunte in assenza di un’adeguata istruttoria e in mancanza di una sufficiente motivazione”. Inoltre, ha evidenziato nel corso che “tali modifiche risulterebbero del tutto inadeguate al fine di contrastare il fenomeno di inquinamento acustico, avendo, da un lato, disciplinato solo una fonte di emissione sonora, la propagazione di musica, e, dall’altro, contraddetto la normativa vigente in materia, estendendo l’orario di apertura degli esercizi commerciali oltre le ore 24.00”.

Il Comune di Caserta, dal canto suo, ha sempre difeso le scelte adottate ed anche il Tar, alla fine, gli ha dato ragione. Come emerge dalla sentenza della Quinta sezione del Tar Campania che, pochi giorni fa, ha definito il procedimento. 

“L’adottata misura, vietando agli esercizi commerciali la diffusione di musica oltre le ore 24.00, con l’unica contenuta deroga di un’ora limitatamente al fine settimana ed al periodo festivo, si pone in sintonia con i parametri dettati dal decreto del Ministero dell'Interno (D.M.) del 5/8/2008 (Incolumità pubblica e sicurezza urbana: definizione e ambiti di applicazione), traducendosi in una misura a tutela dell'"integrità fisica" dei residenti dell’area urbana interessata nonché "del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale", ai sensi dell'art. 1 del D.M. richiamato” scrivono i giudici. “In tal modo operando, nel bilanciamento degli interessi in conflitto, la civica amministrazione ha dimostrato di attribuire prevalenza all’interesse alla quiete pubblica, strettamente connessa alla salute individuale e collettiva, tale da imporsi, sia pure con il realizzato giusto contemperamento, sugli interessi commerciali dei pubblici esercizi, e sulla gratificazione dei loro frequentatori: prevalenza che, una volta comunque accertata la lesione di quel bene, impone alle autorità preposte di avvalersi di ogni strumento idoneo a tutelarlo, inclusa senza dubbio la limitazione degli orari. D’altronde, l'individuazione delle concrete misure idonee al perseguimento dell'interesse pubblico al contenimento dell'inquinamento acustico rientra nella piena discrezionalità del Comune, non potendo essere condivisa la sostenuta prospettiva ricorsuale, tesa ad imporre, iussu iudicis, un diverso bilanciamento tra gli interessi primari coinvolti, in ragione di un inesistente onere dell'amministrazione comunale di verificare l'operatività di diverse soluzioni tecniche eventualmente proposte dai ricorrenti medesimi, così giungendo a potestativamente piegare le risorse pubbliche ad un facere specifico a favore dei privati ricorrenti”.

“In definitiva” concludono “la misura adottata, sia dal punto di vista del contenuto che da quello della durata, è adeguata e rispettosa del principio di proporzionalità, mentre le articolate censure impingono inammissibilmente nell'ambito delle scelte di merito insindacabili dell'amministrazione, senza evidenziare profili di macroscopica illogicità, o irragionevolezza o di travisamento del fatto”.

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