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Un vestito di seta contro la violenza, l'atelier delle donne esposto alla Reggia | FOTO

I capi d'alta moda realizzati in un bene confiscato alla camorra. Inaugurata la mostra "Sete di libertà" negli appartamenti del Complesso vanvitelliano

Il direttore della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei e la mostra "Sete di libertà"

Donne, cooperazione, riscatto. E' il mix alla base dell'ambizioso progetto e della mostra “Sete di Libertà” - Stili e visioni di donne contro la violenza", presentati questa mattina (22 luglio) nella splendida cornice della Sala degli Incontri d'arte della Reggia di Caserta. Il progetto - promosso dalla cooperativa sociale Eva nell'ambito del bando di valorizzazione partecipata della Reggia di Caserta, finanziato dalla Regione Campania e realizzato grazie ad una importante "rete" della quale fanno parte, oltre che la cooperativa Eva e la Reggia, anche il consorzio San Leucio Textile, le associazioni Co2, DaSud, Alts e l'Accademia di Belle Arti di Napoli - ha portato alla realizzazione di kimoni, foulard e turbanti con la pregiatissima seta di San Leucio, che saranno in mostra fino al 25 luglio negli orari di accesso al Complesso vanvitelliano, lungo il percorso museale all'interno degli Appartamenti Reali. 

Un atelier tessile nel bene confiscato

Il progetto, in sostanza, è finalizzato a sostenere l'autonomia economica di donne in uscita da situazioni di violenza attraverso l'attivazione di un atelier tessile in un bene confiscato alla camorra sito a Casal di Principe. Le donne seguite dalla cooperativa sociale Eva nei percorsi di 'rinascita', grazie a tale progetto, sono state coinvolte nel laboratorio "EvaLab" per tessere nuove 'trame' dei loro percorsi di vita. Con loro hanno lavorato alla creazione di una collezione di capi d'abbigliamento e accessori di alta moda per finalità sociali i giovani stilisti del biennio specialistico di Fashion Design dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Si tratta dei fashion designers Flora Ambrosanio, Carmela Amodeo, Lisa Casaburi, Chiara Crescenzo, Francesca Guerriero, Olga Muto, Federica Moriello, Marika di Genua, Michele David Sivo, Emanuela Zaccariello. Sono stati proprio loro a disegnare i capi per l'alta moda, ricollocando le sete di San Leucio destinate all'arredamento tessile. Fin dal momento del design, sotto la guida della prof Maddalena Marciano, gli studenti si sono ispirati all'idea del viaggio attraverso i continenti. La forma kimono è stata scelta come elemento di sintesi fra gli spazi geografici e, al contempo, eletta per rispondere alla necessità di costruire un capo universale per confort ed eleganza: la struttura è semplice ma di rigorosa esecuzione, avvenuta sotto l'esperta guida della prof Angelina Terzo, sofisticata nel design e liberatoria nella vestibilità.

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Il concept e il prodotto

La collezione ha avuto una lunga genesi e ha visto gli studenti varcare le aule e gli schermi per farsi tutor delle sarte impegnate nel laboratorio "EvaLab", in grado di trasmettere sapere artigiano e agevolare quel processo di liberazione ed empowerment così auspicato, che può rendere le donne consce della forza creatrice presente nelle loro mani. Accuratissima in ogni momento della produzione e del confezionamento l'attenzione della sostenibilità ambientale. Insomma una storia di creazione innovativa, sviluppo locale, economia sostenibile, sostenibilità ambientale, legalità e riscatto raccontata attraverso i capi realizzati nell'ambito del progetto. I kimoni della collezione sono in grado di creare interazione tra generi e ponti tra culture. Allo stesso modo i copricapi, variamente drappeggiati a turbante, a calotta o da intendersi come accessorio a complemento di acconciature ricercate, ispirati alla cultura etnica e riproposti come accessori d'alta moda, accompagnano la collezione per restituire l'immagine di una donna elegante e pratica ad un tempo. 

Il contributo della Reggia

L'istituto museale, diretto da Tiziana Maffei, continua dunque la propria mission che lo vede una potenziale fonte di servizi e prodotti e soprattutto un grande attrattore culturale oltre che turistico. Un percorso, questo, che la Reggia ha intrapreso da tempo e che ha alla base la sinergia tra 'anime' diverse. Così come già dimostrato attraverso il progetto sperimentale di raccolta degli agrumi del Parco Reale e di produzione e commercializzazione di confetture che coinvolge le donne occupate nel laboratorio "Le Ghiottonerie di Casa Lorena", centro antiviolenza realizzato sempre all'interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata a Casal di Principe. "La sinergia tra anime diverse accomunate dall'intento di favorire lo sviluppo sociale ed economico della società, in chiave ecosostenibile, ci ha portato ad accogliere una mostra "sperimentale" - ha affermato il direttore generale della Reggia di Caserta Tiziana Maffei - l'Istituto è aperto alla contemporaneità, alla creazione attuale, all'oggi. La cultura, l'arte, l'inventiva non sono concetti cristallizzati in tempi lontani, sono impulsi vitali che devono trovare il loro spazio all'interno del Museo moderno, soprattutto quando sono portatori di messaggi di solidarietà, responsabilità condivisa, speranza, rispetto degli altri e dell'ambiente. Questo progetto è stato selezionato nell'ambito del bando di Valorizzazione partecipata, procedura nata quest'anno dalla volontà di condividere la promozione e conoscenza del patrimonio con le forze attive e le eccellenze del territorio".

Una storia di resistenza

"Siamo particolarmente orgogliose del progetto "Sete e moda contro la violenza" di cui oggi presentiamo i risultati alla Reggia di Caserta perché rappresenta, al di là di ogni nostra aspettativa, un processo di costruzione collettiva ed una storia di resistenza, riscatto ed innovazione creativa in un contesto ad alta criticità - hanno detto Lella Palladino e Daniela Santarpia della cooperativa sociale Eva - Nato per valorizzare un bene confiscato alla camorra e per potenziare gli interventi per il sostegno all'autonomia economica di donne in uscita dalla violenza, il progetto ha generato un'esperienza di sviluppo locale virtuoso nel quale, grazie ad una rete preziosa di enti pubblici e privati, si intrecciano, rinforzandosi, buone pratiche di inclusione sociale, di promozione della legalità, di economia circolare, di sostenibilità ambientale. "Sete di Libertà" è la testimonianza di una vivacità territoriale in grado di produrre eccellenza e diffondere modelli economici alternativi. Uscire dalla violenza si può, costruire un mondo diverso si può, cominciamo da noi". "La partecipazione ed il coinvolgimento dell'Accademia di belle Arti di Napoli - ha affermato il direttore Renato Lori - al progetto Sete di libertà rappresenta un'ulteriore conferma dell'importanza delle collaborazioni e delle azioni di sinergia istituite con il territorio da parte della nostra Istituzione. L'accademia è da sempre impegnata in azioni di informazione e sensibilizzazione, per promuovere la cultura della differenza e guardare alla formazione professionale dei suoi studenti secondo principi di legalità, etica, tutela dell'ambiente e sviluppo della legalità".

"La violenza sulle donne non è solo un problema giudiziario..."

Per il presidente del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Gabriella Casella "quello della violenza sulle donne è un argomento da affrontare a 360°. Non è solo un problema giudiziario, ma anche culturale e sociale. Due sono le parole da utilizzare: sostegno e cooperazione. Sostegno alla donna che ha il coraggio di denunciare perché facendo ciò spesso è costretta a cambiare vita. Cooperazione perché è importante che ci sia una rete per le vittime di violenza". Alla presentazione del progetto e della mostra è intervenuto anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Mario Morcone che ha affermato: "I beni confiscati sono un tema che riguarda tutto noi da vicino. E' il tema del riscatto del nostro territorio nei confronti della criminalità. Sono grato agli amici della cooperativa Eva perché questa è una occasione per le tante donne che trovano in questa terra lavoro, rifugio e occasione di costruzione di un futuro". Ad intervenire nel corso della conferenza sono stati, tra gli altri, anche Tommaso De Simone (presidente della Camera di Commercio di Caserta) e Vincenzo Mazzarella (responsabile del servizio di valorizzazione, educazione e mediazione della Reggia di Caserta).

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