Muore dopo aver rifiutato trasfusione, la Sic: "Assurdo denunciare il chirurgo"

De Paolis si schiera al fianco di Iarrobino dopo il caso all'ospedale di Piedimonte Matese

Gianfausto Iarrobino

La società italiana di chirurgia si schiera con Gianfausto Iarrobino. "Il fatto accaduto, estremamente delicato sia sul piano etico che su quello deontologico, evidenzia ancora una volta la peculiarità della professione del chirurgo, che si trova sempre in prima linea, esposto a decisioni complesse e a possibili conseguenze che rappresentano un vero e proprio paradosso", ha dichiarato Paolo De Paolis, presidente della Sic, commentando il caso che si è verificato all'ospedale di Piedimonte Matese in provincia di Caserta, dove una donna di 70 anni testimone di Geova, affetta da una grave patologia, ha rifiutato la trasfusione come imposto dal suo credo religioso.

"In questa triste vicenda è necessario portare rispetto per chi ha pagato il prezzo più alto e per i suoi famigliari - premette De Paolis in una nota - ma anche nei confronti di chi ha dovuto accettare questa decisione, impossibilitato ad agire secondo scienza e coscienza". Pertanto di questa vicenda, "nel pieno e convinto rispetto delle parti coinvolte - precisa il numero uno della Sic - ci preme sottolineare una cosa: un professionista che agisce nel pieno ossequio delle norme che regolano il delicato rapporto medico-paziente, e che impongono al chirurgo di accettare senza condizioni la scelta in merito alla libertà di cura del malato se è pienamente in possesso delle proprie facoltà mentali, non può essere ricambiato con l'accusa di non aver fornito l'adeguato trattamento o, peggio, venir paventata nei suoi confronti la denuncia alla magistratura".

Per De Paolis "siamo di fronte a una situazione estremamente critica, che svilisce la nostra professione e che apre un solco ancor più profondo nel rapporto tra il chirurgo e il paziente, rapporto che deve per forza di cose essere rispettoso dei rispettivi ruoli".

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