Mercatino dell'usato, stop definitivo. La sentenza del Consiglio di Stato

Per il giudice non c'è nemmeno la possibilità di 'installare' una nuova attività di bar

Il mercatino in via Astragata ad Orta di Atella, sull'area sottoposta a sequestro

Il Consiglio di Stato (sezione Sesta) si è pronunciato sul ricorso proposto da G.M.L. Service S.r.l., rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Vergara, contro il Comune di Orta di Atella, rappresentato e difeso dall’avvocato Raffaele Marciano, per la riforma dell’ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Sesta). In pratica la G. M. L. chiedeva l’annullamento del provvedimento del 30 marzo 2020 del Responsabile del Settore Politiche del Territorio del Comune di Orta di Atella, di diffida “a non dar seguito ovvero a non iniziare i lavori e a ripristinare il preesistente stato dei luoghi” per l’utilizzo a “mercato su area privata” di un preesistente piazzale di 2500 mq ad Orta di Atella in via Astragata.

Ma la società chiedeva anche di annullare la comunicazione del Responsabile comunale del Settore Politiche del Territorio – SUAP, con cui – in riscontro alla SCIA dell’appellante per l’apertura di un bar in via Astragata, non sarebbe stato possibile “l’esercizio dell’attività di bar”. Senza dimenticare il provvedimento dello stesso responsabile comunale per la richiesta di mercatino dell’usato “su area privata” sul preesistente piazzale di 2500 mq sul quale però secondo il tecnico “non è possibile rilasciare l’autorizzazione all’esercizio del MAP”. Ed è stato chiesto anche l’annullamento “di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguenziale, tra cui ove e per quanto occorra, il SIAD (Strumento d’Intervento per l’Apparato Distributivo), Allegato al Piano Urbanistico Comunale (PUC) approvato con delibera di Consiglio comunale numero 4 dell’8 luglio 2014, nella parte in cui possa precludere lo svolgimento del “mercato su area privata” sul piazzale di 2500 mq in Orta di Atella, Via Astragata” nonché per l’accertamento del diritto dell’appellante all’esercizio delle richieste attività – e del correlato diritto all’adozione da parte del Comune di ogni atto di assenso necessario - di “mercato su area privata” e di somministrazione di alimenti e bevande (bar).

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Il Consiglio di Stato ha però deciso di chiudere definitivamente i ‘conti’ respingendo l’appello “considerato che appare dubbia e comunque non integrante il requisito del fumus boni juris la prospettazione dell’appellante circa il cambio di destinazione d’uso dell’immobile all’indomani del rilascio della concessione edilizia n. 3/99. Rilevato che del pari dubbio è che l’installazione di un mercato su area privata si traduca in un’attività edilizia libera”.

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