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Incendio allo Stir, in centinaia in strada per chiedere ‘diritto alla salute’ | FOTO

Accuse contro il sindaco Mirra, assente al corteo: "Deve attivarsi, invece scarica le responsabilità"

“La manifestazione di oggi testimonia la voglia dei cittadini di partecipare e di rivendicare il proprio diritto alla salute, a respirare aria pulita, diritti che sono stati costantemente violati e negati in questo territorio”. È soddisfatto Raffaele Aveta, portavoce delle associazioni “Passione Civica”, “Fermiamo il Degrado Ambientale”, “Fermiamo i Roghi Tossici”, “Adotta la città”, “Comitato Cittadino per la Delocalizzazione dello Stir”, dopo il corteo che ha sfilato questa mattina nella città del Foro per protestare dopo il secondo incendio in un anno allo Stir.

Alla marcia hanno partecipato centinaia di persone, molti i giovanissimo che nel corteo hanno esposto striscioni e cartelli per chiedere il rispetto della salute e la delocalizzazione dell’impianto. “Come liberi cittadini siamo impegnati - spiega Aveta - a rilanciare la questione ambientale. Gli incendi allo STIR sono il chiaro segnale che la politica non ha fatto fino in fondo il suo dovere nel garantire la sicurezza. Come sammaritani continuiamo la nostra battaglia per chiedere la delocalizzazione dell’impianto, l’adozione di sistemi antincendio adeguati e di tutte le tecnologie necessarie ad eliminare le immissioni odorigene che da 20 anni affliggono la popolazione”.

Il portavoce delle associazioni risponde anche al sindaco Antonio Mirra, che in un video aveva annunciato la sua non partecipazione a quella che considera una “speculazione politica”. “Avrei avuto piacere che il sindaco oggi avesse partecipato alla manifestazione - afferma Aveta - e ci avesse mostrato i documenti ufficiali dell’attività da lui svolta per chiedere alla Gisec di accelerare i lavori di adeguamento dopo il primo gravissimo incendio di novembre 2018. Nel mese di luglio le associazioni hanno scoperto una grande quantità di ecoballe stoccate all’aperto all’interno dell’impianto. Il sindaco Mirra, a distanza di alcuni giorni, inviava alla Gisec una lettera di chiarimenti sulle cause del deposito. Questa nota e’ indicativa della mancanza di una costante vigilanza. Dopo un’estate passata con finestre chiuse a respirare morte ad agosto o a settembre il sindaco avrebbe dovuto convocare urgentemente la consulta con la Gisec per chiedere interventi urgenti. E invece non è stato fatto. Il 5 settembre, e anche nel mese di agosto, come associazioni siamo entrati nell’impianto con nostri tecnici. In quella occasione ci fu impedito di visitare alcune parti della struttura, cosa poi denunciata alla magistratura”.

Aveta rilancia quindi l’appello proprio alla Procura, chiedendo il sequestro dell’impianto “per evitare nuovi pericoli, nuovi danni alla popolazione. Purtroppo abbiamo dovuto aspettare il secondo incendio per vedere un’attività di controllo continuato della polizia municipale fuori lo stir allo scopo di verificare i rifiuti in ingresso. Nella città di Santa Maria c’e’ un altissimo tasso di mortalità per tumori al polmone e per altre neoplasie chiediamo che vengano fatti immediatamente dei campionamenti sulle matrici ambientali (acqua, aria, suolo) per capire le cause di questi dati  drammatici”. 

Infine l’ennesima stoccata al primo cittadino: “Caro sindaco - conclude Aveta - davanti a queste richieste, che ti riproponiamo da anni, ha il dovere di attivarti, invece di scaricare su altri ogni responsabilità. Qui si discute della salute dei figli. E proprio nel nome dei nostri bambini non possiamo fermarci. Continueremo ad oltranza la nostra lotta per assicurare vivibilità a questo territorio e alla sua popolazione. Santa Maria non diventerà la città dei veleni”.

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