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L'emergenza bufale entra nella campagna elettorale

Il coordinamento ha inviato una lettera a tutti i leader dei partiti nazionali e ai parlamentari

Il Coordinamento Unitario in Difesa del Patrimonio Bufalino ha inviato una lettera a tutti i segretari ed ai leader delle forze politiche nazionali oltre che a tutti i parlamentari onazionali ed europei interessati. Il coordinamento coinvolte circa 300 aziende su un totale di 650 imprese attive e ha raccolto diverse delibere di sindaci a sostegno delle proposte del movimento in difesa del Patrimonio Bufalino e per una soluzione condivisa dei problemi della Brucellosi.

"Da mesi abbiamo posto alla Regione Campania ed al Governo Nazionale una serie di questioni relative alla gestione del Piano per l’eradicazione della Brucellosi e della TBC in Provincia di Caserta, fondandole su una analisi di quello che è accaduto negli ultimi dieci anni e sul fatto che, a partire dal 2013, nonostante i molti investimenti pubblici e i molti annunci, in realtà la brucellosi e la tbc in provincia di Caserta non si risolve ma, al contrario, si espande trascinando con se nella crisi un comparto preziosissimo per tutto l’agroalimentare italiano (la terza DOP dei formaggi, uno dei prodotti più conosciuti al mondo del Made in Italy, 1.280 mld di euro con la provincia di Caserta che da sola e per ragioni storiche produce il 60% del latte. 12.000 addetti impegnati)".

Per Gianni Fabbris, Presidente Onorario di Altragricoltura "la crisi che potrebbe essere risolta con la condivisione e introducendo correttivi alle iniziative istituzionali messe in campo negli ultimi anni e per cui vi chiediamo un intervento politico immediato per facilitare le possibili soluzioni e l‘impegno, nel momento in cui ci avviamo al voto, per affrontare nella prossima legislatura le questioni poste con la decisione necessaria a scongiurare il disastro che si annuncia altrimenti. Pur essendo questioni complesse che richiederebbero una ampia trattazione, in estrema sintesi, quello che segue è il quadro utile a spiegare la nostra richiesta di incontro".

Nel 2007 la Brucellosi Bufalina, in provincia di Caserta, aveva una incidenza di circa il 18%. Il presidente del Consiglio dei Ministri dichiarò lo Stato di emergenza e il Commissario, in collaborazione con gli Istituti scientifici di riferimento, impostò una strategia fondata sulla prevenzione, la sorveglianza, il massimo coinvolgimento delle imprese e la vaccinazione su base volontaria, mentre gli animali positivi venivano comunque soppressi per evitare il diffondersi della malattia; il risultato fu che nel 2012 la Brucellosi fu portata in provincia di Caserta a meno dell’1%, conseguendo un grande risultato e certificando che la Brucellosi può essere affrontata e risolta (come in realtà è accaduto in tante altre aree del Paese e all’estero); nel 2015 la gestione torna alla Regione Campania e la strategia viene cambiata sulla base del presupposto che la brucellosi e la tbc fossero dovute a comportamenti illegali di “allevatori e veterinari mariuoli”; viene cancellata la possibilità di vaccinare, finisce la strategia del coinvolgimento delle imprese, si attua la strategia della soppressione degli animali come unico strumento di azione, in nome di una interpretazione originale del “principio di precauzione” si sceglie di avviare al macello un numero enorme di animali senza avere riscontro della reale presenza della malattia arrivando a interpretare le norme comunitarie pur di perseguire la strategia della “terra bruciata per eradicare la malattia”.

Il Documento/invito inviato alle segreterie politiche ed ai parlamentari chiede di dire chiaramente cosa pensano delle proposte del Movimento e degli allevatori assumendo impegni e, in particolare, di esprimersi sulla richiesta di interlocuzione e confronto che da mesi viene “ignorata” sia dalla Regione Campania che dal Ministero della Salute.

A questo proposito Gianni Fabbris ha dichiarato: “Sono mesi che chiediamo alla Regione ed al Ministero della Salute di essere ricevuti ma questo non avviene. Lo abbiamo chiesto con atti pubblici e con proposte pubbliche prodotte dopo il vaglio di assemblee partecipate e dopo essere state attentamente confrontate con esperti del massimo livello. Lo abbiamo chiesto e lo chiediamo rivendicando alla nostra azione sindacale la pienezza del diritto garantito dalla Costituzione di esercitare la rappresentanza dei bisogni su base democratica e libera. Non abbiamo mai costretto nessuno a condividere il percorso né, tanto meno, tirato per la giacchetta i sindaci o nessun altro. Siamo gente libera e trasparente ma non siamo stupidi e non vorremmo che, pur di non dare risposte, altri tirino per la giacchetta sia il Presidente De Luca che i Sindaci e gli agllevatori".

"Il Presidente della Regione, ovviamente, può incontrare chiunque e non solo noi e non abbiamo mai considerato traditori chi cerca di contribuire a trovare soluzioni ragionevoli in modo diverso dal nostro. Tanto meno i sindaci che, però, sono chiamati alla coerenza ed alla efficacia delle proprie azioni davanti alla Comunità che rappresentano. I problemi vanno risolti e, finora, non si sono risolti. I trattori non dovrebbero essere nelle strade ma al lavoro nei campi; se gli allevatori sono costretti a metterli nelle strade è per responsabilità di chi non da loro risposte o le da sbagliate e insufficienti. Certo che ci vorrebbero più tavoli di confronto ma il punto è proprio questo: perchè questo tavolo di confronto è negato? perchè non si è ancora aperto? cosa impedisce o chi impedisce al Presidente della Regione di incontrare gli allevatori liberamente riuniti nel Coordinamento Unitario insieme ai tanti loro alleati? Non noi! Qualcuno si illude di potersi scegliere gli interlocutori più comodi? Magari fra quelli che dicono si a prescindere? Lo ribadiamo: noi non impediamo a nessuno il confronto ma chiediamo il confronto, pretendiamo il rispetto che deve essere dato dalle istituzioni di governo regionale agli allevatori liberamente e trasparentemente riuniti in libera associazione. I sindaci stiano sereni: continueranno ad essere accolti nel movimento a prescindere da come intendono assolvere alla loro funzione istituzionale, sia se (come sta avvenendo in maniera sempre più estesa) saranno con noi nelle manifestazioni e condivideranno l’impegno per sostenere attivamente le proposte del movimento, sia quando questo non avverrà. Ci guida un profondo convincimento democratico e, per questo, consideriamo la lotta sindacale come uno degli indicatori della qualità della democrazia e il modo come le istituzioni si rapportano e confrontano con l’azione sindacale e la sua autonomia come uno degli indicatori della qualità del governo”

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