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I lavori all'ex Tabacchificio di via Galatina, dove ora sorgono alcune grandi strutture commerciali

I lavori all'ex Tabacchificio di via Galatina, dove ora sorgono alcune grandi strutture commerciali

Ex Tabacchificio, il Comune 'perde' oltre 2 milioni

Bocciata dal Tar la diffida per il contributo di costruzione dell'area commerciale

La Fin Project Srl non dovrà pagare al Comune di Santa Maria Capua Vetere gli oltre 2 milioni di euro richiesti come contributo di costruzione in relazione ai lavori presso l’ex tabacchificio di via Galatina, dove ora sorge un 'distretto' commerciale.

Lo ha deciso il collegio dei giudici del Tar della Campania (Ottava Sezione, presidente Francesco Gaudieri), accogliendo così il ricorso della società che si era vista approvare nel 2009 il permesso alla costruzione di 9 edifici da adibire a locali commerciali e negozi nell’area di via Galatina, previo il pagamento degli oneri per 2.343.200 euro.

Come ricostruito dai giudici, la Fin Project dopo aver presentato una variante al permesso con relativa rinuncia alla realizzazione degli edifici 5,6,7,8 e 9, si era vista approvare dal Comune la costruzione dei primi 4 ‘blocchi’, rideterminando in 656.393 euro l’importo dovuto come contributo di costruzione e oneri di urbanizzazione.

Ciò nonostante il Comune aveva provveduto ad una ingiunzione nei confronti della società per il pagamento degli importi corrispondenti in parte ad edifici “rinunciati”, ed in parte ad edifici (1,2,3,4) “per i quali il contributo di costruzione è stato già rideterminato in seno al nuovo titolo rilasciato”, scrivono i giudici.

Per questo secondo il collegio “non appare condivisibile la posizione del Comune secondo cui sarebbero ancora dovuti dalla Fin Project gli importi per costo di costruzione ed oneri quantificati in seno al pdc n. 55/09: quest’ultimo titolo che conteggia gli importi dovuti per la realizzazione di 9 corpi di fabbrica, risulta sostituito dal successivo pdc in variante n. 79/11 che autorizza la realizzazione di soli 4 dei 9 edifici previsti, rideterminando gli importi dovuti”.

Il Tar ha quindi accolto il ricorso dichiarando “non dovute dalla ricorrente” le somme richieste dal Comune condannato alla rifusione delle spese di lite per 2mila euro.  

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