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Sbloccata la cassa integrazione alla Softlab ma solo per 2 mesi

Protesta dei lavoratori davanti alla Prefettura. Il sindacato: "Ci avevano promesso di lavorare tutti i giorni, non abbiamo fatto nemmeno un giorno"

Si sblocca, almeno momentaneamente, la questione relativa agli arretrati dei lavoratori Softlab che la scorsa settimana hanno organizzato un sit-in all'esterno della Prefettura di Caserta. Dall'Ufficio territoriale di Governo hanno annunciato che è stato sbloccato il pagamento di due mesi arretrati della cassa integrazione.

Da gennaio, infatti, circa un centinaio di lavoratori, non percepiscono nemmeno un euro. Nei prossimi giorni si vedranno recapitati le due spettanze, anche se ne mancano ormai quasi tre ancora e non si sa quando verranno pagate.

A spiegare la situazione è stato il rappresentante dei lavoratori Giovanni Papa, Rsa Fim Caserta, che era all'esterno della Prefettura insieme a numerosi lavoratori. "Siamo tutti ex lavoratori della Jabil che, dal 5 maggio 2020, siamo stati ricollocati presso Softlab con tante promesse da parte dell'azienda che però si sono rivelate solo parole vuote, a cominciare da quella che avremmo lavorato tutti i giorni. Alla Jabil lavoravamo e andavamo in cassa integrazione, qui alla Softlab abbiamo seguito per 3 mesi un corso di formazione e subito dopo siamo stati messi in cassa integrazione. Non ci è stato fatto fare nemmeno un giorno di lavoro. Non vogliamo stare in cassa integrazione per sempre, vogliamo lavorare".

Il sindacalista sottolinea: "Avanziamo stipendi da luglio a dicembre, il proprietario di Softlab ha presentato al Ministero anche piani di rientro che sono stati condivisi ma che poi egli stesso ha disatteso. Da vari mesi non prendiamo soldi perché gli è stata sospesa la cassa integrazione. Ad oggi, quindi, ci ritroviamo senza soldi e sostanzialmente ricattati dall'azienda visto che se non manda i flussi all'Inps noi non percepiamo la cassa integrazione. Già dobbiamo fare i conti con il mancato pagamento, da parte dell'azienda, di MetaSalute e ciò comporta che non abbiamo più assistenza sanitaria, quindi dobbiamo pagare ogni cosa e quindi quel poco che prendiamo di cassa integrazione non è sufficiente a vivere decentemente. Molti si fanno aiutare da parenti e amici ma questa non è vita".

Papa aggiunge: "Così non si può andare avanti. Siamo allo stremo e su molti di noi le conseguenze di questa situazione si sono già fatte sentire. Ci sono famiglie distrutte con persone che hanno divorziato. E pochi giorni fa un nostro collega ha anche tentato il suicidio perché deve far fronte a cartelle di Equitalia e a bollette e non sa dove prendere i soldi. Eppure a questo imprenditore sono stati versati milioni di euro per assumerci e oggi non paga e chiede ancora soldi. E' una vergogna. Se in futuro non percepiremo le spettanze o verrà di nuovo bloccata la cassa integrazione sciopereremo davanti all'Inps. Noi vogliamo lavorare e pretendiamo di riavere la nostra dignità di persone perché in queste condizioni non possiamo vivere".

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