Landolfi e la camorra: “Accusato per una matrice mondragonese”

L’ex ministro torna a parlare per la seconda volta in 10 giorni: “Nessuno mi ha accusato”

L'ex ministro e consigliere comunale di Mondragone, Mario Landolfi

L'ex ministro Mario Landolfi, condannato a 2 anni per corruzione ma assolto dall'accusa di aver agevolato le organizzazioni criminali casertane, è tornato a parlare per la seconda volta in dieci giorni e lo ha fatto in occasione della manifestazione pubblica "Ora parlo io" tenutasi sabato 4 gennaio presso la sala del museo comunale di Mondragone. Un incontro che ha visto anche gli interventi del consigliere comunale Marcello Buonodono e dell'assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Piazza, e la presenza tra il pubblico del sindaco Virgilio Pacifico e del presidente della Provincia Giorgio Magliocca.

“Ho riflettuto abbastanza sull'opportunità di questo incontro e alla fine ho deciso di farlo perché voglio rappresentare alla mia comunità quali sono le mie valutazioni all'esito di una vicenda giudiziaria durata 12 anni - ha dichiarato Mario Landolfi - Avrei voluto raccontarvi la storia di un'assoluzione piena (perché quello era scritto nelle carte) ma vi racconto una storia di una assoluzione piena mascherata".

"Chi vi ha rappresentato in Parlamento non è mai stato colluso con la camorra, non ha mai preso i voti della camorra, non ha mai fatto accordi con la camorra, che invece ha sempre combattuto - ha sottolineato a gran voce - Nel processo a mio carico non c'è stato un solo testimone chiamato dall'accusa che mi abbia accusato. Ho vissuto per 12 anni da sepolto vivo. Sono stato iscritto nella lista degli indagati per un fatterello di paese. Il capo di imputazione è un consigliere comunale che si mette a disposizione del sindaco al fine di consentire il sostegno per non farlo cadere amministrativamente, chiedendo l’assunzione della moglie per tre mesi ed un posto in giunta".

"Ma alla fine ho scoperto quale fosse il mio reale capo di imputazione: la matrice mondragonese - ha continuato l'ex ministro e consigliere comunale della città rivierasca - Essendo nato a Mondragone non potevo non essere in qualche modo infarinato in questa farina. Ed è per questo che ho la sensazione di essere stato incastrato, scaraventato in questo procedimento giudiziario in maniera del tutto anomala".

"La mia assoluzione ha un valore liberatorio non solo per me - ha concluso - ma anche per la città di Mondragone, perché attraverso la mia figura il pericolo vero era qullo di una ulteriore definizione criminale dei nostri territori. E' un motivo di soddisfazione poter dire che un Tribunale della Repubblica ha riconosciuto dopo 12 anni che io vi ho rappresentato senza tradirvi, senza macchiare l’impegno politico pur avendo questo retroterra criminale e inconfessabile". 

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