Jabil, sciopero fuori la Prefettura: "Ignorati a 20 giorni dai licenziamenti" I VIDEO

Più di 600 famiglie in ansia attendono risposte dalla multinazionale e dalle istituzioni: il 23 marzo scade la cassa integrazione

Lo sciopero dei sindacati e dei lavoratori della Jabil fuori la Prefettura di Caserta

“Non è possibile che ci sono 630 famiglie che vivono con l’ansia che domani sia l’ultimo giorno”. È questo l’urlo disperato di sindacati e lavoratori della Jabil che questa mattina uniti hanno scioperato fuori il palazzo della Prefettura di Caserta per far sentire a tutti, in particolar modo alle istituzioni, la loro voce.

Il presidio, iniziato alle ore 10 di questa mattina, era stato già annunciato lunedì scorso quando le rappresentanze sindacali unitarie (Fim, Fiom, Uilm e Failms) insieme ai lavoratori avevano deciso di sfilare in corteo per le strade adiacenti lo stabilimento di Marcianise. 

Si avvia dunque verso la fase cruciale la vertenza Jabil. La dead-line fissata dalla multinazionale è ormai chiara a tutti: se entro il 23 marzo, non ci saranno 350 dipendenti che avranno accettato le nuove, possibili, destinazioni lavorative, scatteranno le lettere di licenziamento. 

E' davvero tanta l'amarezza, la rabbia dei dipendenti che a poco meno di 3 settimane dalle lettere di licenziamento annunciate dalla Jabil, sono scesi fuori la Prefettura per chiedere che le istituzioni, ed in particolare il Ministero dello Sviluppo Economico, svolgano un ruolo attivo e propositivo affinchè la vertenza possa risolversi positivamente. 

"Non accetteremo che la Jabil possa inviare le lettere di licenziamento alla scadenza delle cassa integrazione - ribadiscono a gran voce dipendenti e sindacati - Attendiamo risposte celeri dalla multinazionale e dalle istituzioni, ad oggi siamo stati inascoltati, hanno fatto solo inutili passerelle. Non abbiamo ricevuto nessuna convocazione".

Intanto passano i giorni e le speranze di una svolta per i lavoratori della Jabil sembrano vanificarsi sempre più. "L’impressione - sottolineano i sindacati amareggiati - è che la multinazionale si stia allontanando pian piano da questo territorio e che voglia scaricare tutto addosso ai lavoratori. I nostri anni di sacrifici per non far chiudere l'azienda non sono serviti a niente".

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