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Seconda interdittiva antimafia alla ditta dei rifiuti Ecoce

La rabbia dell'azienda: "Colpiti per soggetti terzi che si muovevano ai nostri danni"

Una nuova interdittiva antimafia per la ditta che si occupa della raccolta rifiuti Ecoce. L’azienda, che ha sede a Giugliano ma che  gestisce l’appalto rifiuti nei comuni di Parete, Lusciano, Portico di Caserta, Pastorano e Vairano Patenora, ha manifestato in una nota ufficiale dell’amministratore unico Immacolata Cecere tutta la propria rabbia per la decisione della Prefettura che arriva a pochi mesi dall’annullamento del precedente provvedimento.

“La Ecoce Srl, opera nel settore dell’ambiente da oltre un decennio, distinguendosi sul mercato per il rispetto delle normative, oltre che per laboriosità e serietà, rilevando anche che ad oggi la Ecoce dà occupazione a 180 dipendenti con le relative famiglie, con un impiego di circa 500 veicoli sia per il noleggio che nei servizi di raccolta dei rifiuti nei comuni” si legge nella nota. “Il tenore e le allusioni ascritte sulla condotta di Ecoce Srl, lasciano la proprietà della stessa basita ed esterrefatta, proprio perché l’assetto proprietario dell’impresa si è da sempre dotato di strumenti atti a combattere il fenomeno criminale, ottenendo altresì l’attribuzione di un ottimo punteggio al Rating di Legalità, dotandosi già dal 2018 di un manuale di organizzazione, gestione e controllo redatto in conformità della normativa di vigilanza e controllo ai sensi del D.lgs 231/01”.

La Ecoce era già stata interessata agli inizi dell’anno 2021 da una interdittiva e dal successivo controllo giudiziario attuato dal Tribunale di Napoli (sezione misure di prevenzione); controllo richiesto al Tribunale dalla Ecoce, che, aggiunge l’amministratrice, “se avesse accertato incongruenze o affezioni a sistema di malaffare avrebbe portato alla confisca dell’impresa. Rischio al quale la proprietà di Ecoce sì è voluta esporre ben conscia della propria estraneità a sistemi di malaffare rappresentati dalla Prefettura; provvedimento del Tribunale che ha controvertito le illazioni rappresentate nell’interdittiva ritenendo la Ecoce, la sua Compagine sociale e l’Amministrazione estranea a condizionamenti della criminalità organizzata, revocando di fatto a luglio 2022 il controllo giudiziario”. Per questo motivo “è inaspettata e basata su elementi estranei alla struttura Ecoce l’emissione della nuova informativa interdittiva, che di fatto, ascrive alla Ecoce condotte dubbie attuate da terzi soggetti non appartenenti alla stessa, me che nel contesto criminale si sarebbero addirittura mossi ai danni della Ecoce. Diversamente da quanto effettivamente messo in atto dalla Ecoce che nel corso degli anni, con dovizia e profondo rispetto per le Istituzioni e delle Leggi, ha da sempre segnalato alle Autorità Giudiziarie comportamenti, fatti, condizioni che potevano già solo indurre ad immaginare una condizione di dubbia moralità”.

Sulla scorta di questo ragionamento, “la Ecoce chiede a voce alta, chiarimenti sulle ragioni della mancata applicazione, per la seconda volta della specifica normativa, che tutto in uno prevede l’attivazione di un contraddittorio preventivo tra Impresa e Prefettura relativamente ai fatti addebitati, confronto durante il quale la Ecoce avrebbe avuto la possibilità di mostrare la propria lecita condotta, contestando con fatti e documenti le illative ascrizioni indirizzate alla stessa, provando documentalmente che da sempre la Ecoce ha gestito la propria attività lontano da ambienti malavitosi, denunciando all’Autorità Giudiziaria fatti, circostanze, gente di male affare e camorristi, lavorando sempre nel pieno rispetto della Legge, abbiamo chiesto di costituirci addirittura in alcuni procedimenti penali quale Parte Civile perché vittima di quel sistema deviato, al quale oggi ci addebitate la soggiacenza. Invece, in spregio ad ogni logica, con la prerogativa prevista da una circolare del Ministero degli Interni, la Prefettura ha proceduto direttamente all’emissione di una informativa interdittiva, mirata alla messa al bando ed alla conseguente distruzione di una impresa che dà lavoro a centinaia di famiglie in un territorio già malfamato di suo, condizione per la quale andrebbe elogiata l’impresa anziché di cercare di distruggerla. Certi della totale estraneità dell’impresa Ecoce e la completa assenza dei presupposti di fatto e di diritto per l’emanazione di un provvedimento così gravoso, che di fatto non ha tenuto conto delle risultanze di cui al Decreto del Tribunale di Napoli di revoca del controllo giudiziario escludendo ogni tipologia di ingerenza e di condizionamento della struttura Ecoce da parte di terzi, è bene sottolineare che è stato già dato mandato ad una struttura legale al fine di tutelare le nostre ragioni della Ecoce in sede giurisdizionale”.

La manager Cecere si dice “comunque fiduciosa, così come due anni fa, nel lavoro della Magistratura al fine di chiarire nuovamente, innanzi all’Autorità Giudiziaria gli addebiti mossi a carico della Ecoce relativi agli atti della Prefettura di Napoli. Sono convinta che il tempo donerà i giusti risultati acclarando verità nascoste, e restituendo alla proprietà di Ecoce ed al suo management la moralità oggi offuscata da pregiudizi e misteriosi ragionamenti tesi alla distruzione di una Impresa sana”.

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