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L'incendio allo Stir di Santa Maria Capua Vetere è il secondo dopo quello del 2018

L'incendio allo Stir di Santa Maria Capua Vetere è il secondo dopo quello del 2018

Incendio allo Stir, appello alla Procura: "Si faccia chiarezza, l'impianto va sequestrato"

Il portavoce delle associazioni Aversa: "L'autocombustione non ci convince"

"Come associazioni, come cittadini, come comunità siamo mobilitati per gridare a gran voce la ferma opposizione ad ogni strumentalizzazione politica sulla questione STIR e perché si faccia fino in fondo chiarezza su quanto sta accadendo all’interno dell’impianto". Lo afferma in una nota l'avvocato Raffaele Aveta, portavoce delle associazioni di Santa Maria Capua Vetere che non sono per nulla convinte delle "versioni che stanno emergendo sulle cause dell’incendio e in particolare la storia dell’autocombustione. Come ha riferito Roberto Pennisi, magistrato della Direzione generale Antimafia, in relazione agli incendi nell’impianti di rifiuti l’autocombustione non esiste, dietro questi roghi vi sono interessi criminali in quanto si brucia per coprire altri reati”.

Per questo motivo Aveta lancia un appello alla magistratura "perché si faccia piena luce sulle responsabilità. Confidiamo nel pronto e sollecito intervento del Procuratore capo Troncone perché si apra, anche a seguito della nostra denuncia, un’indagine seria e in caso di accertate irregolarità si proceda al sequestro dello STIR. Due incendi in meno di un anno (con la combustione incontrollata di 700 tonnelate di rifiuti) testimoniano infatti l’assenza di qualsiasi margine di sicurezza. Se non vengono eseguiti i lavori di antincendio programmati lo STIR resta una bomba ecologica e chi non si è attivato per fermarlo è certamente venuto meno ai propri doveri di ufficio". 

Ma oltre "all’accertamento delle responsabilità giudiziarie resta anche la grave e pesante responsabilità politica a carico degli amministratori comunali. Sono tre anni, infatti, che in tutte le forme denunciamo la necessità di implementare i controlli e di procedere con celerità alla realizzazione dei necessari lavori di adeguamento. Nonostante le evidenze sul malfunzionamento (che facilmente si potevano intuire anche dalle forti emissioni odorigene che hanno funestato l’estate dei sammaritani) chi poteva non ha assunto efficaci provvedimenti. Nessuno organo politico ha diffidato la Gisec all’immediata esecuzione dei lavori antincendio programmati e ha proceduto a fermare l’impianto, chiedendo la solidarietà di altri territori per lo smaltimento dei rifiuti. Abbiamo, invece, assistito ad una sistematica campagna di disinformazione volta a distogliere l’attenzione dei cittadini dall’impianto di trattamento rifiuti. Il sindaco Antonio Mirra, a distanza di oltre quattro giorni, dalla scoperta fatta dalle associazioni, inviava alla Gisec una lettera di chiarimenti sulle cause del deposito e il rispetto delle normative vigenti. Questa nota testimonia l’assenza di un concreto controllo sull’impianto da parte del Comune e la mancanza di una costante vigilanza. Oggi più che mai siamo convinti che l’azione dei cittadini debba continuare con forza per impedire nuovi disastri ambientali”.

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