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Incendio nella fabbrica del caffè. "C'è rabbia, ma proviamo a ripartire"

Di Maggio, socio del Cida: "Sentiamo la responsabilità di 50 famiglie. Le donazioni sono uno stimolo a non mollare"

“Non si può fare in un giorno ciò che si è costruito in 22 anni. Ma stiamo cercando di rialzarci, anche per dare risposte ai dipendenti ed ai fornitori”. A distanza di oltre una settimana si sente ancora il dolore nelle parole di Marco Di Maggio, socio della Cida srl, la società che gestisce l’impianto di torrefazione completamente distrutto dall’incendio scoppiato nel pomeriggio del 26 luglio scorso.

“E’ una disgrazia che ha colpito un’azienda sana, composta da 50 ragazzi che sono parte di una famiglia” racconta Marco che, in questi giorni, sta già cercando la strada giusta per ripartire. “Certo non è facile - ammette - C’è rabbia per quello che è accaduto, ma stiamo cercando di trasformarla in forza. Sentiamo la responsabilità dei ragazzi che hanno fatto investimenti per la loro vita puntando proprio sulla nostra azienda che gli garantiva un futuro stabile”.

Quel futuro messo oggi in bilico da un incendio che ha distrutto l’impianto ubicato nella zona industriale su viale Carlo III a San Marco Evangelista. Anche per questo è stato deciso di lanciare la raccolta fondi che, finora, ha permesso di raccogliere oltre 30mila euro. “Tante persone che hanno donato non le conosco neanche e questo mi dà ancora più forza” spiega Marco Di Maggio. Come Faouzi Ghoulam, il calciatore del Napoli. “Neanche lui conosco, ma fa piacere che abbia inteso sostenere un’azienda del territorio in difficoltà”.

Intanto, guardando al futuro, Di Maggio sta già cercando una soluzione per tornare a lavorare. “La cosa più semplice da fare, sarebbe stata quella di mollare. Ma non vogliamo farlo. Per questo stiamo cercando un altro capannone, anche più piccolo, per ripartire subito, cercando di recuperare anche impianti in breve tempo. Intanto dico grazie a chi ci ha sostenuto ed a chi continua a farlo. Ogni donazione, anche piccola, è per noi uno stimolo a non mollare”.

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