Scarcerazione Zagaria, l'imprenditore coraggio si sfoga in Rai: "Senza scorta ora ho paura"

Roberto Battaglia a 'Storie italiane' su Rai1: "Mi devono spiegare perchè mi hanno revocato la scorta"

Roberto Battaglia a 'Storie italiane', il programma in onda su Rai1

Una semplice telefonata ricevuta un anno e mezzo fa per vedersi revocata la scorta. Roberto Battaglia, l'imprenditore di Caiazzo che ha saputo dire di no al pizzo, denunciando i suoi persecutori che sono stati condannati anche grazie alla sua testimonianza in tribunale, chiede giustizia e lo fa raccontandosi a "Storie italiane", il programma televisivo di Rai1 condotto da Eleonora Daniele

"Con la mia famiglia siamo andati a testimoniare davanti a coloro che si collegavano dai vari carceri di massima sicurezza", afferma Roberto Battaglia, che oggi però, dopo la scarcerazione di Pasquale Zagaria, ha ancora più paura e si sente abbandonato dalle istituzioni, dopo la revoca della scorta. "Mi sono ritrovato a fare il testimone in un processo a Napoli da solo - racconta l'imprenditore casertano a 'Storie italiane' - Ho incontrato addirittura uno dei fratelli Zagaria che mi sono ritrovato vicino nel parcheggio". E sono state proprio le estorsioni del clan Zagaria a spingere Roberto Battaglia a denunciare tutto e a far finire in carcere Pasquale, Carmine e Antonio Zagaria (fratelli del boss indiscusso Michele Zagaria).

Ora Roberto Battaglia si è trasferito a Roma dove vive insieme alla sua famiglia. "Ho mandato varie pec alle Prefetture di competenza in merito alla revoca della scorta - spiega l'imprenditore casertano - Anche perchè alcuni processi in cui io e la mia famiglia siamo testimoni, non sono ancora terminati. Non mi hanno ancora risposto. L'unico che mi ha risposto è stato il prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto, che mi ha specificato che la competenza fosse della Prefettura di Roma".

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"E' un momento molto difficile quello che stiamo vivendo - sottolinea - Continuare a lavorare sul territorio dà sia a me che alla mia famiglia molta preoccupazione. Affinche l'Italia sia in grado di riprendersi, bisogna che gli imprenditori credano nello Stato. Ma ci vuole poco a perdere questa fiducia nello Stato. L'unico modo per spingere chi ha paura a denunciare è quello di dare esempi positivi. Anche perchè non bisogna sottovalutare che la criminalità organizzata ha una capacità di riorganizzazione velocissima considerato il denaro in contanto che ha a disposizione".

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