Martedì, 18 Maggio 2021
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Maresciallo morto, il killer potrebbe essere l'uranio

Monaco aveva fatto causa, ma il ricorso era stato respinto

I funerali del maresciallo Gianflavio Monaco

Potrebbe essere la 362esima vittima dell'uranio impoverito Gianflavio Monaco, 46 anni di San Prisco, salutato per l'ultima volta domenica mattina nella chiesa madre davanti ai familiari, ma, sopratutto, davanti ai colleghi della Brigata Garibaldi di Caserta. Il maresciallo Monaco ne era convinto ma si era visto negare la causa di servizio e il riconoscimento di «vittima del dovere».

Monaco era maresciallo geniere in servizio alla caserma «Ferrari Orsi» della Brigata bersaglieri «Garibaldi» ed aveva partecipato alle missioni in Kosovo. Chi è convinto che si possa trattare dell'ennesima vittima dell'uranio è Domenico Leggiero, ex pilota militare, oggi coordinatore dell’«Osservatorio militare» che al collega de 'Il Mattino' Claudio Lombardi, ha dichiarato: «Sono oltre 7600 i malati, con Flavio 362 i morti e 80 le sentenze di risarcimento ottenute. Il primo nemico è la malattia, il secondo è l’istituzione che i militari hanno servito e difeso con onore. Finora, lo Stato si è mostrato sordo e indifferente; qualcosa, però, sta cambiando: un colpo al negazionismo dei vertici militari è stato inferto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell'uranio impoverito della XXVII legislatura, presieduta da Gian Piero Scanu, che ha rilevato sconvolgenti criticità nella sicurezza dei militari, sia in Italia che all’estero. Ed Elisabetta Trenta – conclude Leggiero –, l’attuale ministro della Difesa, è il primo esponente del Governo che si è espresso con parole chiare sull'uranio («Basta silenzi», ndr)».

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