Lunedì, 17 Maggio 2021
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L'ultima intervista di La Torre jr nel libro 'Figli dei boss'

Il rampollo di Augusto si è raccontato a Dario Cirrincione: "Prima si sentiva l'odore di camorra, adesso no. Ho scoperto cosa faceva mio a 7 anni da un giornale"

Francesco Tiberio La Torre ed il libro 'Figli dei boss'

Un libro di storie e di storia, che punta a raccontare uno spaccato dell’Italia conosciuto solo superficialmente: i figli dei boss. E’ l’obiettivo che si è posto Dario Cirrincione, palermitano di 36 anni, che ha appena pubblicato “Figli dei boss - Vite in cerca di verità e riscatto” (Edizioni San Paolo). 

Il testo si sviluppa in tre sezioni: la prima dedicata ai figli dei boss che hanno cercato e trovato una strada alternativa ai circuiti criminali familiari; la seconda dedicata al progetto “Liberi di scegliere”, rivolto ai minori figli di ’ndrangheta; la terza focalizzata sui figli di Riina e Provenzano: boss mafiosi tra i più noti in Italia. L’autore ci porta in questo mondo attraverso ricostruzioni storiche, incontri e interviste con i figli dei boss, i loro amici, i membri della loro famiglia, magistrati, giudici, avvocati e psicologi.

E tra i “figli” intervistati trova spazio anche Francesco Tiberio La Torre, figlio del boss di Mondragone Augusto La Torre, con un’intervista (rilasciata nel 2017, un anno prima di essere arrestato), nella quale ripercorre la sua infanzia, il rapporto col padre ed anche argomenti più delicati, come il ruolo della camorra oggi e le difficoltà che ha avuto nel crescere come “figlio di Augusto”. “Ho scoperto cosa faceva mio a 7 anni da un giornale. Sono scoppiato a piangere e me ne sono andato”. E poi ha aggiunto: “Crescendo a Mondragone, quando c’era il clan di mio padre sentivi la camorra nell’aria. Sentivi proprio l’odore. Adesso non lo senti nemmeno se ti metti a cercarlo”.

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