Il fantasma di Casertavecchia: tra storia e leggenda. Ecco chi è Siffridina

La suddita fedelissima che ha scontato la prigionia lontano dal borgo che tanto amava

Fantasia o realtà? Fatto sta che Siffridina è realmente esistita e la sua storia affascina tutt’oggi i visitatori del borgo di Casertavecchia, che in ogni mese dell’anno, oltre a passeggiare per i caratteristici vicoli in marmo e pietra della città medievale, vengono a far visita alla Torre normanna - quello che resta dell’antichissimo castello fatto costruire nel lontano 861 d.C., fortificato poi nel corso degli anni per volere prima dei Normanni e poi degli Svevi da ben 6 torri. È proprio nell’unica torre superstite, la torre principale, che si aggirerebbe lo spirito della consuocera di Federico II di Svevia.

Ma chi era Siffridina e perché il suo spirito è intrappolato nella torre del Castello di Casertavecchia?

Siffridina Gentile era figlia del conte Gentile di Casertavecchia e da giovane sposò Tommaso di Lauro, conte di Caserta, dalla cui unione nacque un bambino, Riccardo. Le fonti storiche non ci dicono molto sulla contessa Siffridina, le poche informazioni sul suo conto le ricaviamo per via traversa dalla biografia del figlio, mentre la storia del suo fantasma è collegata ad un precedente periodo di prigionia.

Dopo l’esilio del marito Tommaso, la Contea di Caserta fu sospesa nel 1223, per essere concessa, solo nel 1231 e sotto la sua tutela, al figlio Riccardo, rimasto orfano di padre. Il conte Riccardo, valletto cresciuto alla corte dello stesso imperatore Federico II di Svevia, ne sposò la figlia Violante, che l’imperatore aveva avuto dal matrimonio con Bianca Lancia.
Le nozze tra Riccardo Senseverino conte di Caserta e Violante, figlia dell’imperatore Federico II, avvennero presso il Castel del Monte nel 1246. Nello stesso anno ci fu la congiura di Capaccio con la quale il partito del papa cercò di eliminare l’imperatore Federico, che si salvò grazie proprio all’intervento decisivo del conte di Caserta.
Dopo il 1250, anno della morte di Federico II, Riccardo, quinto conte di Caserta, passò alla storia per la sua politica di grande banderuola, schierandosi dapprima dalla parte del papa Innocenzo IV, poi tornando con l’imperatore Corrado per poi nuovamente essere dalla parte del pontefice Alessandro IV, ed infine con il cognato Manfredi, che successivamente tradì nella decisiva battaglia di Benevento del 1266.

Quando nel 1267 morì anche Riccardo, la contea di Casertavecchia passò al figlio di lui, Corraddello, sempre però sotto la tutela della nonna Siffridina, la 'suddita fedelissima'.

Con la venuta dei d’Angiò nel Regno di Napoli, Siffridina, poiché non nutriva simpatie per il nuovo re, spinse il nipote a ribellarsi ai francesi e ad unirsi a Corradino di Svevia, ma il re Carlo la fece catturare e la condannò al carcere a vita.

Questa lunga prigionia, fatta di pane ed acqua, fu scontata nel Castello Svevo di Trani in Puglia, lontana dal borgo di Casertavecchia che tanto amava e nel quale trascorreva intere giornate quando vi si recava a farvi visita. Era a Casertavecchia che aveva lasciato il suo cuore e la sua anima, mentre il suo corpo invecchiava lentamente nella prigione fino a quando all’età di ottant’anni, nel marzo del 1279, morì.

Questo legame così forte con il borgo medievale, che sorge alle pendici dei monti Tifatini a 401 metri di altitudine e a 10 km di distanza da Caserta, non si spezzò nemmeno dopo la morte, tanto è vero che stando alle credenze popolari, lo spirito di Siffridina si aggirerebbe ancora oggi nella Torre normanna e soprattutto di sera, con la quiete, si possono udire addirittura i suoi lamenti di sofferenza causati dall’allontanamento da Casertavecchia.

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