Esami da avvocato sospesi per Covid, petizione dei praticanti

In centinaia bloccati ai nastri di partenza della prova di abilitazione, chiesto incontro con Bonafede

Le ambizioni di un'intera generazione di futuri avvocati 'rinviate' senza una data specifica. Come se la meta da raggiungere dopo anni di sacrifici, tra studi e praticantato, fosse meno importante di tutto il resto. Il Governo ha tristemente annunciato il rinvio delle prove scritte dell'esame di abilitazione alla professione forense, previste per il 15, 16 e 17 dicembre di quest'anno. E una miriade di praticanti avvocati è letteralmente sprofondata nello sconforto più totale. Tra questi anche il casertano Antonio Ferrante che ha deciso di lanciare una petizione online per ottenere un confronto con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ed il Consiglio nazionale forense, al fine di trovare una soluzione che dia una risposta concreta ai dubbi e le paure dei futuri professionisti.

"Mi stavo preparando per svolgere l'esame di avvocato in programma e la sospensione decisa dal Governo rappresenta per me, come per tanti altri miei colleghi, una vera e propria tragedia - racconta Antonio Ferrante a Casertanews - Ora forse si parla di rinviare l'esame a primavera, ciò vuol dire che tra correzioni e prove orali si perdono due anni. E non si capisce perchè solo per noi abbiano voluto fare una cosa del genere, quando invece per una miriade di professioni hanno trovato soluzioni alternative che vanno dalla laurea abilitante direttamente ad un semplice esame orale".

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Insomma un vero e proprio incubo nel quale tantissimi giovani si sono trovati catapultati. L'ennesimo 'schiaffo' subito dai futuri avvocati che dopo un lungo e dispendioso percorso, costato anni di sacrifici personali ed economici, si ritrovano ora ad affrontare l'ennesima difficoltà di un percorso ad ostacoli (unico in Europa) che, per quanto si voglia essere diligenti ed organizzati, tra correzioni degli scritti e prove orali, necessità di almeno 8/9 anni per essere concluso: cinque anni di studi universitari, 18 mesi di praticantato obbligatorio (quasi mai retribuito) ed un esame che si svolge una sola volta all'anno, 'spazzati via' di fatto da una decisione del Governo certamente molto discutibile. A tutto ciò si aggiunga che il conseguimento del titolo non costituisce affatto garanzia di un sicuro sbocco lavorativo ma che, anzi, getta il neo avvocato in un mercato ultra concorrenziale in cui farsi spazio è davvero difficile.

"Lo slittamento sine die delle prove scritte, si tramuterà, gioco forza, in un prolungamento del praticantato di almeno un altro anno e risulta una vera e propria beffa difficile da mandare giù - si legge nella petizione lanciata da Antonio Ferrante - Accettiamo e comprendiamo benissimo l’impossibilità di sostenere tali prove alla luce dell’odierno contesto sanitario ed epidemiologico. Lo spostamento ed il conseguente assembramento di miglia di persone presso i plessi individuati per le prove d’esame (che devono necessariamente svolgersi in contemporanea su tutto il territorio nazionale), appare in tutta evidenza inopportuno. Di difficile comprensione, invece, è la scelta di prevedere soluzioni diverse a problemi simili. Medicina, odontoiatria, farmacia, veterinaria, psicologia, nonché geometri, agrotecnici, periti agrari, periti industriali, biologi, chimici fisici, tecnologi alimentari, ingegneri e commercialisti, sono professioni delicate, caratterizzate da un alto contenuto tecnico e dense di responsabilità. Eppure, per queste, sono stati previsti percorsi semplificati o soluzioni alternative per l’abilitazione professionale. Non possiamo accettare queste discriminazioni. Per tal motivo, almeno per quanto riguarda i praticanti iscritti all’esame di avvocato 2020, chiediamo sia riconosciuta la pratica abilitante per la professione forense o, quantomeno, la possibilità che l’esame si svolga con l’espletamento della sola prova orale. Siamo tanti. Siamo un esercito. E non vogliamo più aspettare". Clicca QUI per firmare la petizione.

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