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Emergenza nei carceri, l'avvocato: "Inumano non tutelare la salute dei detenuti"

L'intervento del legale Angelo Librace sulla questione Covid nei penitenziari: "Servono provvedimenti urgenti"

L'emergenza coronavirus solleva la questione dei penitenziari. Dubbi sulla tutela della salute, prevista dalla Costituzione anche per i detenuti, e sulla sua applicazione nel regime carcerario nazionale. "Servono provvedimenti seri ed urgenti affinchè si possa parlare di pena come strumento atto alla rieducazione del condannato e non come arma di privazione dei diritti fondamentali del detenuto, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria mondiale". E' questo il monito che arriva dall'avvocato penalista Angelo Librace.

"Voltaire affermava che il grado di civiltà di uno Stato si misurasse dal grado di civiltà delle sue prigioni - sottolinea il legale - Di certo non sbagliava affatto! Pensiamo che in Italia abbiamo il 30% in più dei posti disponibili; numeri questi altissimi! Anche la Comunità Internazionale ha più volte bacchettato il nostro Governo, lo ha esortato a garantire condizioni di detenzione rispettose della dignità umana e con il diritto di tutti a non essere sottoposti a pene o trattamenti disumani. Noi a volte ci chiediamo di come si vive nelle carceri italiane e se vengono rispettati quei diritti umani spettanti ai detenuti soprattutto alla luce dell’emergenza Covid 19 del 2020. Quello che possiamo affermare è che più volte si è cercato di intervenire ma in tutte quelle volte non si è mai giunti ad una soluzione precisa e concreta. Altro dato fondamentale, oggi è rappresentato dall’emergenza che sta colpendo il nostro amato Paese ma soprattutto le nostre carceri dove vi sono state anche delle proteste da parte dei detenuti. Ma cosa dovrebbe essere il carcere? Questa può sembrare una semplice domanda, ma presuppone una risposta difficile, anzi molto difficile! Il nostro sistema carcerario, nel corso dei secoli è mutato tantissimo, ha avuto delle evoluzioni ma a volte anche delle involuzioni. Basti pensare alle vecchie idee della struttura carceraria passando da un carcere punitivo, basato su torture e umiliazioni, ad uno rieducativo attraverso graduale recupero e reinserimento nella società del detenuto. Nel nostro Ordinamento l'articolo 27 della Costituzione prevede che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che deve tendere alla rieducazione del condannato. Il tendere alla rieducazione non è nient’altro che un obiettivo che deve essere raggiunto; tale obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una sollecitazione in meglio delle strutture logistiche ed organizzative. Noi oggi, purtroppo assistiamo a situazioni di violenza e di abbandono che scatenano la protesta dei detenuti, che vogliono far valere i propri diritti e si nota che il carcere, pur con l’intento di rieducare e di reintegrare il reo nella società, produce malessere".

L'emergenza Covid 19 "ha avuto ripercussioni sul pianeta carcerario con numerose proteste e prese di posizione - prosegue l'avvocato Librace - I detenuti protestano perché esasperati dal rischio di contagi da Covid-19, e inoltre sono insofferenti per le nuove misure prese dal Governo, che hanno imposto restrizioni su visite parentali e colloqui. Attualmente il sistema carcerario italiano presenta il 90,1% di personale di custodia, mentre la media europea è del 68,6: negli altri Paesi europei, infatti, vi è maggiore presenza di altro tipo di personale, in particolare di educatori professionali, il cui numero è invece ridottissimo nei nostri istituti di pena. L’articolo 3 della Convenzione Europea è andato a stabilire quali sono quei valori a cui il sistema carcerario dovrebbe uniformarsi e che va ad imporre ad ogni Stato di accertare che le condizioni dei detenuti siano compatibili con il rispetto della dignità umana; dignità intesa anche sotto il profilo medico che vada a salvaguardare la salute del detenuto e che siano prestate quelle cure adeguate. Il nostro sistema carcerario, purtroppo, è molto più orientato ad una dimensione custodiale ed è meno orientato ad una dimensione rieducativa. Il diritto alla salute è un diritto fondamentale, che deve prevalere e deve essere tutelato, eventualmente, anche a discapito delle esigenze di giustizia e sicurezza; così come risulta dall’articolo 32 della Costituzione Cost. e dall’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Infatti, secondo quanto ritenuto dalla Suprema Corte in una recente pronuncia – nonostante la sussistenza di rilevanti esigenze cautelari a carico dell’indagato o imputato, è comunque da valutare la compatibilità o non tra le sue condizioni di salute fisiche e psichiche e lo stato di detenzione. Lo status di detenuto non può e non deve condurre ad una minore attenzione verso l’esigenza di tutelare tale diritto, qualora la prevenzione e la cura siano oggettivamente impossibili a causa della detenzione. Altresì quando il medesimo diritto non possa essere effettivamente garantito all’interno dell’istituto penitenziario o centro clinico, non essendovi possibile attuare un ciclo di terapie ed interventi sanitari in conseguenza delle gravi patologie di cui il soggetto condannato sia affetto. Il mio auspicio è quello che vengano presi dei provvedimenti seri ed urgenti affinchè si possa parlare di pena come strumento atto alla rieducazione del condannato e non come arma di privazione dei diritti fondamentali del detenuto, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria mondiale", conclude Librace. 

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