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La fecondazione assistita

La fecondazione assistita

"Donna può utilizzare l'embrione fecondato in vitro con l'ex marito"

Sentenza unica in Italia emessa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere: la coppia si è separata dopo aver dato il consenso. "Quando l'embrione è in formazione non si può tornare indietro"

C'è un giudice a Berlino. O meglio c'è un giudice a Santa Maria Capua Vetere. Fa storia (e giurisprudenza) la doppia ordinanza dei giudici del tribunale sammaritano che hanno dato ragione ad una donna della provincia di Caserta che voleva sottoporsi ad un processo di procreazione assistita nonostante l'avvio del procedimento di separazione con il marito e l'opposizione di quest'ultimo.

La vicenda ha inizio nel 2018 quando la coppia decide di avere un figlio. Non riuscendoci con i "metodi tradizionali" decidono di procedere con la fecondazione in vitro, cioè con l'ovocita della donna e gli spermatozoi del marito uniti in laboratorio. Percorso avviato con il consenso di entrambi. Durante la fase di prelievo, successiva ad una pesante cura ormonale alla quale si era sottoposta, arrivano problemi di salute che impediscono l'impianto immediato delle blastocisti, cioè della prima formazione embrionale. Così quelle cellule vengono "congelate" in modo da conservare l'embrione fino a quando la donna riesca a sostenere una gravidanza. 

Una ripresa durata lo spazio di alcuni mesi durante i quali, però, qualcosa nel rapporto di coppia si incrina fino all'avvio delle pratiche di separazione. Nel frattempo la donna, assistita dagli avvocati Rosaria Zema e Gianni Baldini, si rivolge ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere per andare avanti nel percorso di procreazione. E' stato il giudice Giovanni D'Onofrio, con una propria ordinanza, a darle il via libera. Una decisione confermata anche dal collegio presieduto dal giudice Sdino (Caso e Franzese a latere) in sede di reclamo. 

"La legge 40 del 2004 in materia di Pma (procreazione medicalmente assistita) stabilisce che, una volta iniziato il percorso, il consenso (prestato dal marito, nda) è irrevocabile - spiega l'avvocato Zema interpellata a Casertanews - In altri termini una volta che l'embrione è in formazione non si può tornare indietro. Una decisione, senza precedenti in Italia, che tutela la vita". Ora il marito della donna dovrà assumersi tutte le responsabilità e gli obblighi di legge relativi alla sua paternità. 

Il caso, nel frattempo, ha aperto un acceso dibattito etico ma di fatto i giudici hanno applicato una legge dello Stato. Dura lex sed lex. 

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