Documenti al ristorante, Russo: "Imprese pagano per errori di poche pecore nere"

L'intervista di Casertanews al presidente provinciale di Fipe Confcommercio sulla nuova ordinanza firmata da De Luca: "E' un provvedimento ingiusto"

Il presidente provinciale di Fipe Confcommercio, Giuseppe Russo critica l'ordinanza di De Luca sui ristoranti

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, prosegue con la linea dura nella lotta al coronavirus. Tuttavia l'obbligo di esibire il documento di identità per andare al ristorante o in discoteca, introdotto dalla nuova ordinanza, ha suscitato una serie di perplessità e di malcontenti, soprattutto da parte degli addetti ai lavori. Sulla questione Casertanews ha intervistato l'imprenditore Giuseppe Russo, presidente provinciale di Caserta e vice presidente regionale della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi aderenti a Confcommercio.

Presidente Russo ritiene che quello di De Luca sia un buon provvedimento oppure rischia di aggravare ulteriormente la situazione in termini economici?

“Non va bene che per le poche ‘pecore nere’ si deve inguaiare un intero settore economico. Già i pubblici esercizi sono presi di mira per tutta una serie di misure anti contagio che devono rispettare, ora si aggiunge questo ulteriore paletto. Mi sembra che si stia esagerando. È un provvedimento ingiusto. Mi chiedo: perché al ristorante bisogna esibire il documento di identità e ad esempio al supermercato no? Allora devo pensare che si tratta di un accanimento nei confronti dei pubblici esercizi già profondamente dilaniati dal lockdown. La linea dura di De Luca rischia di far sprofondare interi settori economici. Già con la penultima ordinanza, che prevede una multa di 1000 euro a chi non indossa la mascherina in luoghi pubblici, è tornata la paura tra la gente. Ora si introduce questa nuova misura restrittiva, così non ne usciamo più”.

Una nuova 'grana' dunque per ristoratori e gestori di discoteche...

“Aumentano i problemi per ristoratori e gestori di discoteche che ora saranno obbligati ad assumere nuovi addetti oppure impiegare quelli già a disposizione per il controllo dei documenti di identità. Ciò significa ulteriori stipendi oppure riduzione della qualità del servizio. Inoltre va considerato che non siamo di fronte a dei pubblici ufficiali che si possono permettere di imporre ai clienti di esibire il documento di identità”.

Tutto ciò sicuramente inciderà sul fatturato, ma soprattutto sullo stato d'animo degli imprenditori, già fortemente sfiduciati. E' così?

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“E' proprio vero. Oggi le attività nelle piccole province come quella di Caserta riescono ancora, tra mille difficoltà, a mantenersi in vita, considerato che i costi sono inferiori rispetto alle grandi città. Tuttavia la situazione resta davvero complicata, soprattutto perché agli imprenditori non vengono date le ‘armi’ per affrontare la crisi scatenata dall’emergenza coronavirus. Mi aspetto un cambio di passo col decreto di agosto, altrimenti ad ottobre molte attività rischiano di sprofondare nel baratro”.

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