Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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"Irregolarità e violazioni di legge". Ecco le motivazioni del dissesto-bis

Ufficializzata la bocciatura del riequilibrio: "Il disavanzo aumenta invece di diminuire, contenzioso senza copertura, i fondi vincolati non sono stati ancora ricostruiti"

“Le molteplici violazioni di legge ed irregolarità contabili rilevate per effetto della sottostima dei fondi accantonati nel risultato di amministrazione che si riverbera sull’esatto ammontare del disavanzo complessivo da ripianare e sulle operazioni di avvio del nuovo sistema di contabilità armonizza, nonché l’aggravamento della situazione finanziaria, il mancato ripristino dei fondi vincolati e l’assenza di comprovate ed idonee azioni di risanamento non consentono al collegio di esprimere un giudizio di congruità e sostenibilità del piano di riequilibrio”. E’ con questa frase che la Corte dei Conti a Sezioni Riunite ha bocciato il ricorso presentato dal Comune di Caserta sul piano di riequilibrio decretando, dunque, la necessità per l’amministrazione comunale di Carlo Marino di dichiarare il dissesto-bis a sette anni dalla prima dichiarazione di default (il Consiglio è in programma lunedì). E proprio alla vigilia del consiglio comunale, sono state notificate a Palazzo Castropignano le motivazioni che hanno spinto la Corte dei Conti a Sezioni Riunite (Mario Pischedda presidente, Roberto Benedetti, Antonio Caramella, Elena Tomassini, Adelisa Corsetti, Gerardo De Marco e Stefania Petrucci consiglieri) a confermare la bocciatura al piano di riequilibrio che era stato sancito dalla Corte dei Conti regionale della Campania.

Il disavanzo aumenta invece di diminuire

Scrivono i giudici: “L’evidente aggravamento della complessiva situazione di disavanzo si pone in contraddizione con il necessario recupero delle quote annuali di disavanzo dell’esercizio 2016 comprendenti il disavanzo di 842mila euro calcolata dall’Ente all’esito delle operazioni di riaccertamento straordinario imposte a tutti gli enti terroritiali per l’avvio del nuovo sistema di armonizzazione contarle e che ha generato un maggiore disavanzo di oltre 25 milioni di euro da ripiantassi in non oltre trenta esercizi a quote costanti annuali ed un primo accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità di 24 milioni 585mila euro”.

Irregolarità e violazioni di legge

Continua la sentenza: “Ravvisano ulteriori irregolarità contabili e violazioni di legge nell’esame della situazione di cassa dell’Ente che si propone di dimostrare il miglioramento della situazione dall’importo negativo di 12 milioni al 30 settembre 2016 all’importo negativo di 7 milioni al 30 settembre 2017”. Secondo la Corte “emerge chiaramente il mancato raggiungimento di tali obiettivi imposti ex lega anche nel primo anno di attuazione del piano di riequilibri. Il raffronto tra la situazione di cassa al 30 settembre 2016 ed al 30 settembre 2017 evidenza un incremento dei fondi vincolati da ricostruire (di circa 500mila euro) palese sintomo della resistenza della crisi di liquidità dell’Ente e che si pone in contrasto anche con il dettato del Tuel che prescrive, tra l’altro, al fine di assicurare il graduale riequilibrio, la verifica della consistenza e l’integrale ripristino dei fondi delle entrate con vincolo di destinazione, obiettivo anch’esso non conseguito. Ne consegue che, ad un anno dall’approvazone del piano di riequilibrio, non sono non risultavano ripristinati i fondi vincolati come imposto dalla legge, ma si registrava un incremento del loro utilizzato”.

Contenzioso senza copertura

C’è poi il nodo legato al Contenzioso “ammontante, secondo le indicazioni dell’Ente, a circa 11 milioni di euro” per il quale “non possono reputarsi congrue le iniziative assunte dall’Ente in sede di predisposizione del bilancio di previsione 2018 e dirette ad integrare il fondo rischi soccombenza ad un milione di euro anche per gli esercizi 2018-2019, posto che che a fronte di un Contenzioso di 11 milioni, la Sezione Campania reputava congruo un fondo di 8,5 milioni”. Ed aggiunge: “La sottostima del fondo rischi per contenzioso operata dall’Ente in sede di piano di riequilibrio ed anche negli esercizi successivi di attuazione del piano, al pari della già rilevata sottostima del fondo crediti di dubbia esigibilità, contribuisce ad avvalorare un giudizio di insostenibilità del piano che sin dall’atto della predisposizione non conteneva una puntuale ricognizione e quantificazione di tutti i fattori di squilibrio e dell’effettivo disavanzo di amministrazione”.

I beni sono già ‘in vendita’

E nulla si può fare neanche pensando a nuove vendite all’asta. “Dall’esame dello schema istruttorio del piano di equilibrio - si legge nella sentenza - emerge inoltre che il Comune di Caserta non può procedere all’alienazione di beni immobili disponibili poiché questi sono nella disponibilità dell’organo straordinario di liquidazione e pertanto e misure di risanamento sono state individuate esclusivamente nella eliminazione dei fondi per la retribuzione accessoria del personale e nell’applicazione delle misure richieste per l’accesso al fondo di rotazione per l’importo di 20milioni col quale l’Ente specifica espressamente che intende procedere al risanamento finanziario. Osservano quote Sezioni riunite che, in presenza di un disavanzo complessivo, accetto in sede di piano di riequilibrio per circa 24 milioni di euro, le misure di risanamento apparivano incentrate prevalentemente sulle erogazioni del fondo di rotazione e non su concrete e strutturali attività di risanamento”.

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