Casal di Principe rischia di cadere nel baratro. "Servono 1,3 milioni per le demolizioni. Lo Stato ha il volto delle ruspe"

Il grido d'allarme del sindaco Natale: "Come garantiremo i servizi ai cittadini? Non recupereremo mai questi soldi". Inviata una proposta a Roma e al presidente De Luca

Il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale

Un milione e 300mila euro: è la cifra che il Comune deve racimolare per abbattere le strutture abusive (e pagare le spese delle demolizioni già effettuate). Probabilmente, quando Renato Natale si è visto portare il conto dall’ufficio ‘urbanistica e patrimonio’, è saltato dalla sedia. Perché mentre si scapicolla per aiutare i troppi cittadini messi in ginocchio dal coronavirus, si è ritrovato sulla scrivania una mazzata (per le casse dell’Ente) senza precedenti. E quella somma, ha spiegato la fascia tricolore, sciaguratamente è destinata a crescere. “A breve maturerà la necessità di altri mutui, fino a portare la nostra esposizione in una situazione insostenibile”. In un mondo perfetto lo scenario non dovrebbe apparire così drastico. Perché in teoria il Municipio, per far fronte alle demolizione di strutture illegali, può rivalersi sui responsabile dell’abuso. “Ma è certo – ha aggiunto – che sarà impossibile recuperare queste risorse. E’ ipocrisia pensare il contrario”.

Il sindaco non fa sconti ai casalesi che hanno sbagliato. L’ennesimo problema che la sua amministrazione è costretta ad affrontare è figlio dell’illegalità praticata per anni. “Se pensate che i cittadini sono colpevoli per l’abuso avete ragione. Vanno puniti. Ma come faccio a pagare le rette per i minori in casa famiglia? Come faccio a garantire i servizi essenziali alla città? Come faccio sanificazioni e garantire servizi a domicilio per soggetti in quarantena? Come faccio ad ignorare chi mi dice che a Pasqua ha avuto difficoltà a mettere il cibo in tavola?”.

Gestire un territorio come Casal di Principe è difficile. Soprattutto perché le grane che Natale amministra ora sono creature della delinquenza, prodotti della mafia. Il clan per decenni ha agito incontrastata. La fascia tricolore ha riversato il suo grido in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte, ai presidenti di Camera e Senato e al governatore Vincenzo De Luca. “Avete dimenticato che per 40 anni, in assenza dello Stato, la città è stata dominio di una delle più pericolose organizzazioni criminali?”. E a loro non interessava applicare piani regolatori, “ma solo vendere il calcestruzzo”. E da qui le colate di cemento, le abitazioni realizzate dove non si poteva. Casal di Principe, ha continuato Natale, “è stato un territorio dove le amministrazioni pubbliche, al servizio del clan, non avevano alcuna intenzione di far rispettare le regole. La cosa importante era obbedire al boss di turno. Pena: o l’esclusione dal mercato del lavoro o la morte”. E in quegli anni sono state uccise 750 persone.

Adesso l’aria è cambiata. I cittadini sono grati allo Stato perché “liberati dall’oppressione”. Ma se quello stesso Stato, ha spiegato il sindaco, ora “si presenta con il volto delle ruspe, togliendo risorse alle politiche sociali, all’istruzione, alla cultura e a tanti altri servizi, qualcuno potrebbe cominciare a pensare che forse era meglio prima e allora sì che saremmo stati sconfitti”.

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Il primo cittadino, con la sua maggioranza, negli ultimi mesi ha formulato diverse proposte sul tema dell’abusivismo che, “senza negare la punizione a chi ha sbagliato, eviterebbe un carico economico e sociale insopportabile”. Le istanze sono state inviate a Roma: “Attendiamo fiduciosi che qualcuno le prenda in considerazione. La magistratura – ha concluso – fa il proprio dovere ed applica la legge, la politica dovrebbe cercare e trovare risposte adeguate ai singoli territori”.

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