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Crisi afgana piomba sulle elezioni, scontro a distanza Marino-Zinzi

Il sindaco: "Pronti ad accogliere profughi". Il candidato leghista: "Fuori dalla realtà. Si rischia bomba sociale"

Lo scontro tra Marino e Zinzi

La crisi afgana piomba nella campagna elettorale per le amministrative a Caserta con uno scontro a distanza tra il sindaco Carlo Marino ed il candidato del centrodestra Gianpiero Zinzi.

Marino, in qualità di presidente regionale dell'Anci, ha annunciato la disponbilità da parte dei sindaci campani "ad accogliere per motivi umanitari i profughi che rischiano la morte in Afghanistan e resto sconcertato di Salvini, il leader della Lega, che già si è espresso in maniera contraria, ancora una volta ha mostrato tutto il suo valore umano e politico - ha detto Marino - Da padre di quattro ragazze, guardo le immagini di tante bambine, in fuga dalla violenza con gli occhi spaventati e non posso restare indifferente a questo grido di dolore. Io sono abituato a metterci la faccia e a fare la mia parte; per questo da presidente dell'Anci Campania metto in campo una proposta dei sindaci delle città campane davanti al dramma umanitario a cui stiamo assistendo. Non restiamo indifferenti, ognuno di noi con un piccolo gesto può opporsi alla violenza cieca dei Talebani", aggiunge. 

Piccata la replica di Zinzi, capogruppo in Regione proprio della Lega (che non presenterà il proprio simbolo alle amministrative del Capoluogo). "La disponibilità del sindaco Marino ad accogliere a Caserta i profughi afgani è una posizione molto bella da raccontare, ma che non fa i conti con la realtà - fa sapere Zinzi attraverso i social - Siamo davanti a una tragedia immane, frutto di quel pacifismo di maniera che ha sempre spinto per il disimpegno militare e che oggi condanna milioni di persone e soprattutto di donne a una vita d’inferno. L’Italia non può farsi carico da sola di un problema così grande, ma ci vuole il coinvolgimento di tutta l’Europa, esattamente come una sinistra meno propagandista ha sempre chiesto col superamento del Trattato di Lisbona, che ha condannato l’Italia a gestire da sola centinaia di migliaia di migranti nell’indifferenza dell’intero continente. È invece giusto e necessario che il nostro Paese aiuti e protegga tutti quegli afgani che in questi anni hanno collaborato coi nostri militari. Ma se non vogliamo che la tragedia si tramuti in una bomba sociale, se davvero vogliamo aiutare queste persone, non ci vogliono le belle parole. Ci vuole la politica", conclude. 

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