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Domenica, 2 Ottobre 2022
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Nove milioni di risarcimento non ancora incassati dal Comune

L’ex assessore attacca Marino: “Chieda i soldi ai suoi amici…”

E’ stato tirato in ballo dal sindaco di Caserta Carlo Marino nel corso dell’ultimo consiglio comunale di Caserta, quando, prima di votare la delibera del secondo dissesto finanziario, ha alluso agli ‘amici di Speranza per Caserta’ ex amministratori che avevano firmato un contratto capestro con la società Sace, che si occupava in passato della raccolta rifiuti nel Capoluogo.

“Non capisco - affermò Marino - perché dobbiamo fargli un danno economico a chi ha dipendenti, abbiamo ancora più di 180 dipendenti che ancora non hanno preso il TFR quando nel 1997 fu firmato un contratto straordinariamente sbagliato con la Face. Da un contratto sbagliato da soggetti che oggi stanno in Speranza, oggi noi ci portiamo 44 milioni di debiti Sace e lì ci stanno 180 dipendenti che ancora non hanno preso il TFR, sta gente che c’ha famiglia, operai, non imprese ricchezze, che ancora non hanno preso il TFR, e noi stiamo a discutere se gli diamo il 30 o il 40? Io gli dovrei dare il 100 se fosse il TFR, perché il TFR sono dipendenti, ed il dipendente merita di prendere il 100”.

Il diretto interessato è Giuseppe Messina, ex assessore all’Ambiente del Comune di Caserta, che oggi milita appunto con Speranza. E la risposta non si è fatta attendere: “Marino soffre evidentemente di una strumentale forma di amnesia politica - scrive Messina su Facebook-. Allora è il caso di ricordargli la sentenza della Corte dei Conti che, sulla vicenda SACE, ha condannato amichetti di Marino ordinando al Comune di Caserta di recuperare il maltolto per ben 8.596.000 euro. Incominci l’Amministrazione Comunale, qualora non l’avesse già fatto, a recuperare i primi 8,5 milioni di euro a chi è stato già condannato dalla magistratura e chiarisca ai casertani perché ancora, a distanza di tanto tempo non si sia eventualmente provveduto. Ricordo al Sindaco, all’Assessore alle Finanze e al Collegio dei Revisori che il 12 marzo 2019 gli 8.596.000,00 di euro andranno in prescrizione”. La Corte dei Conti ha condannato, tra l'altro, anche Alfredo Messore, l’uomo che Mario voleva assessore ai Lavori pubblici, e che proprio per questa condanna non ha potuto accettare l'incarico.

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