"Guardo Caserta e vi invidio. In Svizzera niente quarantena, ci sentiamo solo dei numeri"

Francesco, che da 6 anni vive vicino Zurigo, racconta a Casertanews la sua percezione: "In Italia c'è chi si sta interessando delle persone. In caso di possibile contagi noi siamo costretti a stare in casa per 24 giorni prima di andare in ospedale"

Una foto scattata sabato sul lago a Zurigo

“Guardo Caserta da lontano e vi invidio. Qui in Svizzera ci sentiamo solo dei numeri, mentre da voi c’è un governo che si sta preoccupando delle persone”. E’ quanto ha confidato a Casertanews Francesco, casertano d’origine, ma che ormai ben 6 anni fa ha varcato i confini italiani per motivi di lavoro. “Se pensiamo alle opportunità di futuro, qui ce ne sono tante, il lavoro non manca - spiega Francesco - ma questa situazione di emergenza fa venire alla luce tanti problemi”.

A partire da quella sanitaria: “Qui è tutto privato e prima di ricoverare un sospetto Covid-19 ci vogliono giorni”. Francesco, che vive a pochi chilometri da Zurigo insieme alla moglie, l’ha vissuta sulla sua pelle: “Ho avuto la bronchite ed ho chiamato gli enti che si occupano dell’emergenza. Mi hanno detto di aspettare 10 giorni per la febbre. Nel caso in cui non fosse scesa, sarei dovuto stare altri 14 giorni a casa. Poi, solo dopo 24 giorni, mi sarei potuto recare al Pronto soccorso dove, comunque, avere il tampone non è semplice”.

In Svizzera, però, non esiste la quarantena: “Alcune aziende e negozi sono chiusi, ma sono tutti in giro” (come si nota dalla foto che invia scattata sabato scorso, nda). “La comunicazione governativa qui è che ormai i tre quarti della popolazione è immune e non c’è neanche possibilità di stare a casa per malattia” confessa. E qui si lega il problema sanitario a quello economico: “Se un cittadino qui ha sintomi non può stare a casa perché rischia il licenziamento”.

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Così che la malinconia per la terra d’origine cresce: “Guardo l’Italia e noto che differenza di trattamento c’è. Sento amici e familiari che mi raccontano di quanto siano stanchi di restare a casa per la quarantena ed io invece li invidio, perché c’è un’attenzione alle persone che qui non c’è. Ci sentiamo dei numeri e senza tutela. Se solo ci fosse una opportunità di lavoro per tornare a Caserta lo faremo subito. Oggi ancor di più”.

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